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Come scoprire i furti dei dipendenti in azienda?

Oggi non è raro che vengano alle cronache episodi di dipendenti infedeli che hanno sottratto indebitamente materiale o altri preziosi dal luogo di lavoro. Questo è un problema non indifferente in quanto rappresenta una perdita stimabile in diverse centinaia di milioni di euro ogni anno per le aziende italiane. Si tratta di un fenomeno che è per questo necessario riuscire ad arginare al fine di trovare rimedio ad un malcostume purtroppo largamente diffuso anche nel nostro paese.

Certamente oggi la tecnologia aiuta notevolmente quanti dirigono un’azienda o un ufficio, in quanto telecamere e sistemi di sicurezza digitali consentono di monitorare in maniera più efficace i beni che rappresentano il patrimonio aziendale.

Nonostante ciò, delle volte questo non è sufficiente e si verificano ugualmente dei furti in azienda o presso il punto vendita.

I tipici furti che avvengono in azienda

Tipicamente i beni che vengono sottratti in maniera indebita dai dipendenti infedeli sono i contanti dalla cassa, dispositivi informatici o strumenti di alto valore, merce quali capi di abbigliamento, oggettistica o qualsiasi altro tipo di bene in vendita che sia facile da nascondere e sottrarre.

Chiaramente tutto ciò rappresenta una perdita notevole per l’azienda, nonchè il venir meno del rapporto di fiducia con il proprio dipendente o i propri dipendenti che hanno deciso di portare avanti questo tipo di azione.

Tra le soluzioni a disposizione dei datori di lavoro per risolvere questo tipo di problema vi è anche la possibilità di rivolgersi ad un esperto in investigazioni private. Un investigatore privato infatti, è in grado di portare avanti delle indagini senza che i dipendenti possano sospettare nulla di tutto ciò.

Le prove inconfutabili

Egli può quindi riuscire ad individuare con precisione quale sia il dipendente che ultimamente ha sottratto indebitamente della merce, in modo da ottenere anche delle prove che siano inconfutabili per poter formulare una accusa ponderata.

Per prove inconfutabili, solitamente si intende del materiale fotografico, che possono essere non soltanto delle fotografie ma anche dei video, i quali mostrano chiaramente il dipendente o i dipendenti in questione rubare della merce o sottrarre del denaro senza alcuna autorizzazione.

Questo tipo di prove possono essere adoperate anche in sede legale per chiedere il giusto risarcimento e per avviare le procedure di licenziamento per giusta causa, dato che con gli episodi di furto viene meno la fiducia dell’azienda nei confronti del dipendente.

Le perdite economiche per l’azienda

Una azienda che subisce dei furti da parte di uno o più dipendenti va incontro a dei danni economici che sono certamente rilevanti. Basti pensare infatti ai contanti che possono essere sottratti indebitamente dalla cassa dai dipendenti infedeli, anche ogni giorno. Lo stesso dicasi per tutta quella merce che può essere sottratta senza autorizzazione in maniera ripetuta nel corso dell’anno.

Questo avviene soprattutto con capi di abbigliamento pregiati, dunque di un certo valore, ma anche con dispositivi tecnologici che possono avere un costo non indifferente come ad esempio strumenti informatici, dispositivi mobili e simili.

È facile considerare che sommando tutti questi piccoli furti che possono avvenire nel corso dell’anno, un’azienda può andare facilmente incontro a danni per diverse migliaia di euro, il che può essere un problema anche per la continuità aziendale stessa.

Conclusione

Dunque, nel caso in cui un’azienda debba avere il dubbio che uno o più furti possano essere stati messi a segno all’interno dei locali o punti vendita, fa bene a tutelarsi usufruendo dei servizi di un investigatore privato, il quale potrà fare luce sui furti commessi individuando i responsabili in maniera inequivocabile.

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Quali dispositivi si possono connettere ad un compressore industriale?

Oggi grazie ai moderni compressori industriali è possibile andare ad alimentare una moltitudine di dispositivi in cantiere. Il vantaggio principale dell’adoperare l’aria compressa al posto dell’elettricità è che è possibile andare ad operare anche in tutti quegli ambienti in cui per qualsiasi ragione non sia possibile utilizzare la corrente elettrica.

Vi sono poi dei casi in cui, per ragioni di sicurezza, non è consigliabile utilizzare la corrente per alimentare tali strumenti; il caso classico è quello degli ambienti troppo umidi in cui è preferibile non adoperare l’energia elettrica per la sicurezza dei lavoratori.

Per quel che riguarda le prestazioni, tutti i dispositivi alimentati da aria compressa riescono ad offrire degli standard più elevati e una potenza certamente superiore. Ecco il motivo per il quale oggi sono tantissime le realtà industriali e cantieristiche che preferiscono adoperare direttamente dei dispositivi alimentati ad aria compressa, anche per i costi di manutenzione più bassi.

Bisogna infatti considerare che i ricambi dei dispositivi alimentati ad aria compressa costano mediamente meno rispetto quelli alimentati ad energia elettrica. È possibile verificare quelle che sono le caratteristiche e specifiche semplicemente visionando il catalogo dei Ricambi Atlas Copco.

Vediamo allora quali potrebbero essere alcuni dei dispositivi che è possibile alimentare con aria compressa.

Avvitatori pneumatici

Gli avvitatori pneumatici consentono di avvitare e svitare in maniera molto veloce viti e bulloni.

Hanno una forma che è in linea con quella di un normale trapano, sebbene gli avvitatori pneumatici hanno una forza decisamente maggiore riescono a svitare senza problemi anche i bulloni più ostinati.

Presentano inoltre un riduttore di velocità che fa girare il dispositivo ad un numero di giri Inferiore. Tale funzione è molto importante per evitare di applicare troppa forza dove non necessario, la quale potrebbe anche danneggiare la filettatura.

Si tratta di un dispositivo che è in grado di velocizzare notevolmente tutte le operazioni che prima venivano fatte a mano.

Paranco pneumatico

Grazie ad un paranco pneumatico è possibile sollevare pesi notevoli, così come tenerli sospesi o farli scendere fino a terra. I modelli pneumatici consentono di lavorare con estrema precisione dato che hanno anche la velocità di azione regolabile, per la quale è possibile ad esempio rallentare nel momento in cui si sta per toccare terra o comunque si è quasi arrivati al punto in cui bisogna alloggiare il pezzo che si sta sollevando.

Si tratta inoltre di uno strumento particolarmente silenzioso, oltre ad avere una grande capacità di sollevare pesi. Molto importante è infine il sistema frenante del modello di paranco ad aria compresa che si sta valutando, in quanto da Questo dipende la sua capacità di tenere gli oggetti sospesi.

Cacciavite pneumatico

Grazie ad un cacciavite pneumatico è possibile sfruttare l’energia che il compressore genera per azionare l’avvitamento. I moderni cacciaviti pneumatici sono bidirezionali, e consentono dunque sia di avvitare che di svitare velocemente una vite, in base alle proprie necessità.

Si tratta di un dispositivo certamente pratico e facile da utilizzare, che viene adoperato per motivi professionali laddove è richiesta velocità e precisione ma soprattutto sicurezza.

Funzionare senza l’ausilio di energia elettrica significa infatti poter essere adoperato anche in tutti quegli ambienti umidi dove l’utilizzo della corrente elettrica non è consigliato. Anche in questo caso parliamo di uno strumento materialmente in grado di velocizzare il lavoro di cantiere e offrire una precisione maggiore.

Dunque oggi grazie all’aria compressa è possibile ottenere delle ottime performance e soprattutto lavorare in estrema sicurezza, il che è una priorità per chiunque diriga un cantiere o area industriale.

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Nuovo climatizzatore: meglio ad inverter o on-off?

Quando abbiamo necessità di individuare il climatizzatore d’aria che possa fare al caso nostro, diventa importante riuscire a capire qual è la loro potenza, quella necessaria per poter lavorare efficacemente su un determinato ambiente, ma anche capirne il funzionamento.

Bisogna sapere innanzitutto che esistono i condizionatori che funzionano con la tecnologia inverter e quelli che funzionano con la tecnologia on-off.

La tecnologia ad inverter

Questa tecnologia permette di poter regolare automaticamente sia la potenza che la velocità con la quale il condizionatore andrà a funzionare. Dunque grazie a questa tecnologia, presente anche in tantissimi modelli di climatizzatori Samsung, è possibile andare a gestire la temperatura all’interno del nostro appartamento così come fanno ad esempio i termostati.

In sintesi, raggiunta la temperatura che è stata impostata, l’inverter rallenterà l’azione del climatizzatore, facendolo funzionare al minimo e dunque tanto quanto è necessario per mantenere la temperatura che è stata raggiunta.

Ciò consente di limitare i consumi dato che non sempre è necessaria la massima potenza, con un risparmio energetico stimato di circa il 30%.

Tecnologia on-off

Questi condizionatori hanno dei consumi di base che sono maggiori rispetto i precedenti. Questo è dovuto al fatto che l’apparecchio lavora sin dall’inizio alla massima potenza, e continua a lavorare in questa maniera a prescindere dalla temperatura presente nella stanza. A questo punto, il climatizzatore si spegne e poi si riavvia (anche in questo caso al massimo della potenza) fino a raggiungere nuovamente la temperatura desiderata.

È chiaro dunque che i primi riescono a consumare meno ed essere più efficienti, il che dovrebbe essere una priorità per quanti desiderano acquistare un nuovo climatizzatore.

La potenza termica

La potenza termica di un apparecchio di questo tipo si misura in BTU, che è il risultato del rapporto tra la quantità di calore che viene scambiato ed il tempo necessario (un’ora). I BTU sono chiaramente correlati alla quadratura della stanza da rinfrescare con il climatizzatore e solitamente per comprendere quale sia la potenza necessaria è sufficiente moltiplicare per 100 il volume della stanza in cui desideriamo installarlo.

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La camera d’albergo perfetta? Comoda, silenziosa e ben accessoriata

“Sia per gli uomini d’affari che per i turisti, la qualità delle stanze è il motivo principale alla base della scelta di un hotel”: lo dice il report sulla  fedeltà ai brand alberghieri di PwC, una recente ricerca che ha analizzato nel profondo le motivazioni per cui le persone optano per una struttura alberghiera piuttosto che un’altra.  L’analisi è stata poi elaborata da Trivago,  primario portale on line per la comparazione dei prezzi degli hotel di tutto il mondo. Le indicazioni a disposizione del comparto sono davvero interessanti.

Gli ospiti vogliono di più

In estrema sintesi, quello che emerge con forza dagli studi è che i clienti degli hotel vogliono di più, molto di più, di un semplice tetto sulla testa, per quanto possa essere confortevole. Quello che desiderano è un’esperienza a 360 gradi, in cui la camera è un elemento fondamentale, a prescindere dalle stelle e dalla categoria della struttura. Gli ospiti, quindi, desiderano essere viziati, sorpresi, coccolati. E la differenza la fanno i dettagli, gli accessori, i servizi. Qui un excursus di quello che non dovrebbe mai mancare in una stanza d’albergo.

Cuscini e lenzuola

Il letto deve essere comodo. In fondo, si va in albergo perché si è lontani da casa e si desidera un nido caldo e accogliente dove riposarsi. Ovviamente, cuscini e lenzuola devono essere all’altezza. Se possibile, quindi, dovrebbero essere posizionati sul letto cuscini di diverso grado di morbidezza e altezza. E, soprattutto, le lenzuola dovrebbero essere di materiali naturali, traspiranti e ovviamente immacolate e ben stirate. Nei mesi più freddi, poi, sarebbe opportuno vestire il letto con un soffice piumone, sempre pulitissimo.

Asciugamani

Se per le mani si possono anche posizionare nel bagno degli asciugamani elettrici, per la doccia gli asciugamani dovrebbero essere grandi, bianchi, morbidi e in perfetto stato. Gli asciugamani di qualità danno un senso di lusso. Attenzione anche alle misure: quelli per il corpo devono coprire… tutto il corpo. Spesso le stanze d’hotel non sono singole e anche chi viaggia per lavoro potrebbe condividere lo spazio con un collega.

Dotazioni in bagno

Mai senza sapone, anche in dispenser, shampoo, kit di cortesia. E’ una piccola coccola che però fa la differenza. Idem per l’asciugacapelli, che non deve mai mancare in un albergo che possa definirsi tale. Per non correre il rischio di incorrere in furti o manomissioni, gli albergatori possono installare un phon da parete: quelli moderni sono belli, dal design ricercato e soprattutto offrono alte prestazioni a fronte di consumi energetici davvero contenuti. Per avere un’idea di quello che propone il mercato, Mediclinics è un’azienda specializzata in questa tipologia di prodotti, oltre che in asciugamani elettrici, dispenser, fasciatoi e accessori per l’hotellerie. Agli alberghi, offre una linea di asciugacapelli da parete quali piccoli phon a pistola con funzionamento a grilletto (in modo che non possano rimanere accesi incustoditi), o in alternativa quelli con tubo estendibile in plastica. Sempre funzionali, sempre disponibili, sono pensati esclusivamente per l’utilizzo privato in camera.

Bevande e wifi

Spesso i clienti si lamentano dei prezzi stratosferici del minibar. Un piccolo omaggio, ma assai gradito, è quello di far trovare in camera una bibita e dell’acqua in bottiglia senza sovrapprezzo. La stessa cosa, dovrebbe accadere per il wifi, che già oggi è gratuito nella maggior parte delle strutture di un certo livello.

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Giacche Freaky Nation | Qualità e voglia di osare

Hai già dato un’occhiata al nuovo catalogo Nostrasantissima? Questo marchio giovane e anticonformista, nato nel 2007 e da subito in grado di conquistare l’attenzione di chi ama indossare capi eleganti ed irriverenti in grado di stupire, presenta una collezione che non ha paura di osare con la sua eccentricità. Parliamo di un marchio lanciato nel 2012 che è leader nella produzione di capi di tipo dark advant-garde nonchè garanzia di qualità che deriva dall’oculata selezione delle materia prima da impiegare e dall’assoluta meticolosità applicata in ciascuna delle fasi di lavorazione. È proprio questo mix esplosivo fatto di qualità e voglia di osare a regalare ad ogni creazione Nostrasantissima quello stile giovane ed inconfondibile, che va aldilà degli schermi per consentire a ciascuno di vestire mostrando agli altri parte della propria personalità e del modo di intendere la vita.

Su Revolution Concept Store trovi le più belle proposte Nostrasantissima, e puoi riceverle comodamente a casa in pochi clic. L’ottima galleria fotografica, a tua disposizione per ogni singola scheda prodotto, ti aiuterà a comprendere meglio le caratteristiche del capo che stai osservando, e non dovrai far altro che selezionare la tua misura prima di aggiungere il prodotto al carrello. Potrai decidere se ritirare la merce direttamente in negozio o se farla spedire a casa, e pagare con tutta la comodità e sicurezza di Paypal o optare per il contrassegno se lo preferisci. Potrai anche decidere di completare il tuo acquisto aggiungendo all’ordine uno degli ottimi accessori proposti, tra i quali occhiali da sole, profumi, cinture, cappelli, borse e zaini, tra tutti. Sfrutta inoltre la possibilità di ricevere un coupon sconto sul tuo prossimo acquisto inserendo l’apposito codice al momento del check-out, grazie al quale è possibile ottenere una riduzione di prezzo anche fino al 30%!

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Sistemi di controllo degli accessi Cotini srl

Garantire la sicurezza sul luogo di lavoro significa anche gestire in maniera sicura gli accessi, riuscendo efficacemente ad impedire l’accesso ai non autorizzati alle aree in cui viene svolta l’attività lavorativa. Oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante in questo settore, e sono presenti in commercio sistemi di controllo accessi di ultima generazione in grado di garantire tutta la sicurezza necessaria ai lavoratori. I sistemi progettati e commercializzati da Cotini srl rappresentano l’avanguardia in questo settore, soluzioni innovative personalizzabili in base alle specifiche esigenze di ogni cliente e per questo in grado di rappresentare un reale valore aggiunto. I sistemi sviluppati da Cotini srl e basati su centralina ad esempio, consentono di avere un efficace controllo sul flusso di lavoratori che effettuano l’accesso in una specifica area, e gestiscono i lettori che permettono ai lavoratori di potersi fare identificare.

Ogni centralina legge i dati che vengono inviati dal lettore e li paragona con quelli già caricati in archivio, così da determinare chi può avere accesso e chi meno a quella specifica zona o area ad accesso limitato. Il passaggio degli utenti è tracciato in tempo reale, e questo è un altro fattore da tenere in considerazione in ottica sicurezza perché consente in qualsiasi momento di sapere con precisione chi si trova all’interno dei locali, il che è di fondamentale importanza in caso di emergenze che richiedono una rapida evacuazione. La centralina gestisce comunque le regole di accesso che possono essere programmate in base alle richieste del cliente, per cui sarà possibile ad esempio consentire ai lavoratori l’accesso in una specifica zona ma non in un’altra, oppure consentir loro di poter accedere ma soltanto in determinati giorni della settimana o particolari fasce orarie. I sistemi Cotini srl sono dunque una soluzione assolutamente concreta ed efficace per la gestione degli accessi in azienda. Contatta il recapito telefonico 024580780 per informazioni di ogni tipo o per esporre le tue specifiche necessità.

e-commerce: l’identikit delle aziende italiane nel 2022

La piattaforma di marketing intelligence di CRIF ha delineato l’identikit delle aziende di e-commerce italiane nel 2022. Secondo i dati CRIF, le oltre 70 mila aziende che vendono online sono costituite principalmente da società di capitali (53,6%), contro un 29,5% di imprese individuali e un 15,2% di società di persone. Si tratta prevalentemente di aziende di piccole dimensioni, con un fatturato che quasi nel 90% dei casi risulta inferiore ai 5 milioni di euro. Nell’80% circa dei casi hanno meno di 10 dipendenti (meno di 5 nel 64% del totale). La pandemia ha fatto compiere all’Italia un salto evolutivo di 10 anni verso il digitale, in particolare sul fronte dell’e-commerce. Nel 2022 infatti gli acquisti online sono stimati in crescita del +14% (45,9 miliardi di euro), rispetto ai 27 miliardi del 2018.

Hanno sofferto meno la crisi, fatturati e dipendenti in crescita 

In questi ultimi anni difficili, queste aziende hanno sofferto meno la crisi: il 31% di società di capitali ha registrato addirittura un fatturato in crescita nell’ultimo biennio, e nel 30% dei casi si tratta di realtà in crescita anche come numero di dipendenti. Il settore di appartenenza prevalente è quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio (51,7% del totale), seguito da attività manifatturiere (17,5%), agricoltura (5%), servizi di informazione e comunicazione (4,6%), e attività dei servizi di alloggio e ristorazione (3,5%). La localizzazione geografica vede al primo posto la Lombardia (18% del totale), seguita da Lazio (9,9%), Campania (9,5%), Veneto (8,8%) ed Emilia Romagna (8,4%).

Più virtuose dal punto di vista della rischiosità commerciale

Da sottolineare anche come le aziende di e-commerce italiane risultino anche più virtuose dal punto di vista della rischiosità commerciale, con una quota di aziende caratterizzate da un livello di rischio molto basso, quasi il doppio rispetto alla media italiana (16,7% del totale vs 9%). Analizzandole sulla base di due score proprietari di CRIF, che misurano la digital attitude e il livello di innovazione, emerge che rispettivamente nel 74% e nel 72,3% dei casi mostrano un grado elevato di digitalizzazione e innovazione.
“Segnali positivi che danno fiducia anche per quanto riguarda la capacità di queste imprese di fronteggiare una situazione economica e geopolitica ancora difficile e incerta”, commenta Simone Capecchi, Executive Director CRIF.

Per loro, contributi a fondo perduto fino al 40%

“Nel contesto del PNRR – continua Capecchi -, lo sviluppo del commercio elettronico delle Pmi in Paesi esteri costituisce uno dei titoli degli strumenti finanziari previsti dal Piano, con contributi a fondo perduto fino al 40% per lo sviluppo piattaforme di e-commerce e di web marketing. E i player finanziari possono giocare un ruolo fondamentale nel supporto alle imprese in questo percorso di sviluppo digitale. Per farlo, è fondamentale una conoscenza approfondita delle imprese stesse, messa a disposizione agevolmente da piattaforme che valorizzino l’intero ecosistema di dati e analytics”. 

Italiani preoccupati per l’inflazione: come si contrasta il caro vita?

Una delle principali preoccupazioni attuali degli italiani – già comunque “provati” dalla pandemia, dalla situazione internazionale e nazionale, dall’aumento delle materie prime – è l’inflazione, che sembra aver preso il galoppo. Complici le diverse situazioni ben note a tutti, resta il fatto che i nostri connazionali sono in tensione per quanto riguarda il loro presente e l’immediato futuro. Ovviamente, i timori riguardano l’aumento del costo di beni e servizi nei prossimi sei mesi, e il conseguente rischio di dover rivedere il proprio stile di vita. Insomma, la preoccupazione per l’inflazione in Italia nel 2022 è elevata, come rivelano gli ultimi sondaggi e osservatori di Ipsos.

I principali timori 

Ipsos evidenzia che, con riferimento alla propria situazione finanziaria, il 77% degli intervistati a livello globale manifesta  preoccupazione per l’aumento dei prezzi di beni e servizi nei prossimi sei mesi. Non solo: il 56% è preoccupato per la propria capacità di pagare bollette di luce gas, specialmente nei mercati emergenti. Tra le economie consolidate, in Gran Bretagna il 67% degli intervistati esprime preoccupazione. Il 54% è preoccupato di non riuscire più ad acquistare beni e servizi che compravano abitualmente. Le percentuali più alte si registrano in Turchia (80%), Sud Africa (73%) e Argentina (69%). Ma quali saranno i maggiori rincari, e in quali settori, secondo l’opinione pubblica? In media, a livello internazionale, il 76% dei rispondenti prevede un aumento del costo dei prodotti alimentari. Una percentuale simile (73%), invece, prevede un aumento del costo di luce e gas e il 71% del costo della benzina per gli autoveicoli. Le aspettative dell’opinione pubblica sull’aumento dei prezzi nel 2022 sono più elevate nelle categorie a maggiore impatto. Sei intervistati su dieci affermano che l’aumento dei prezzi relativo alla spesa alimentare avrebbe un impatto ancor più negativo sulla qualità della vita, seguiti dal 51% che considera l’impatto derivante dall’aumento del prezzo dei servizi pubblici e del carburante (42%).

Le azioni per contrastare gli aumenti

Le potenziali azioni dei consumatori per fronteggiare il peso dell’inflazione e l’aumento del costo della vita sono focalizzate sul taglio delle spese considerate superflue e non necessarie. Se l’aumento dei prezzi significasse non poter più permettersi l’abituale stile di vita, quasi la metà degli intervistati (46%) afferma di diminuire la spesa per attività di socializzazione (cinema, bar, abbonamenti ai media, etc…) e il 44% di ritardare importanti decisioni di acquisto (mobili, automobili, elettrodomestici, etc…). Meno probabili, invece, sono le azioni incentrate sul cambiamento dei comportamenti: tre su dieci affermano che, a fronte di costi crescenti, consumerebbero meno energia o utilizzerebbero di meno l’automobile per risparmiare carburante (entrambi il 29%) e un quarto cercherebbe di risparmiare sulla spesa alimentare (26%). Anche i cambiamenti nell’occupazione sono meno comuni. Tra i lavoratori dei 28 Paesi esaminati, in media, soltanto il 18% cercherebbe un’occupazione maggiormente retribuita presso un altro datore di lavoro e il 12% afferma che chiederebbe un aumento di stipendio.

Mercato dei mutui, è boom per i variabili con cap

Si registra un vero e proprio boom per i mutui variabili con cap, sempre più spesso preferiti dagli italiani che devono scegliere un finanziamento per l’acquisto della casa. A rilevarlo è una recente indagine condotta da Facile.it e Mutui.it, che evidenzia come l’aumento dei tassi di interesse stia cambiando sensibilmente il mercato. Infatti a luglio 2022, circa 1 domanda di mutuo su 3 era per un variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 aspiranti mutuatari su 10 puntavano al fisso. Oggi invece, riferisce l’analisi realizzata dai due comparatori, nel mese di luglio sono calati al 24% del totale richieste, mentre la quota di quelli a tasso variabile si è attestata intorno al 42%.

Cosa sono i mutui variabili con cup

A spegnare di cosa si tratti è Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it: “Oggi le opzioni a disposizione dei consumatori sono più numerose rispetto al passato; oltre al tasso fisso e variabile si stanno diffondendo rapidamente soluzioni ibride come, ad esempio, i mutui variabili con cap, che prevedono un’oscillazione degli interessi ma con un tetto massimo per la rata mensile. Si tratta di prodotti più complessi e meno conosciuti rispetto a quelli tradizionali e per questo il consiglio è di affidarsi a consulenti esperti che sappiano guidare il richiedente nella scelta della soluzione più adatta”. In questo momento più che mai, infatti, è importante scegliere il mutuo più conveniente, dato che sul fronte dell’andamento dei tassi i primi sette mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un aumento del costo dei finanziamenti per la casa.

Identikit dell’aspirante mutuatario

Cambia l’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo: nei primi sette mesi del 2022 l’età media dei richiedenti è scesa a poco meno di 38 anni, valore in netto calo rispetto ai 43 anni rilevati nel 2021. L’importo medio richiesto è aumentato del 2,1% su base annua, stabilizzandosi a 140.634 euro, mentre la durata media dei piani di ammortamento è salita a 25 anni (era 23 nel 2021). In calo, infine, il valore medio degli immobili oggetto di mutuo, sceso a circa 195.000 euro (-6% su base annua).
Da gennaio a luglio è stato registrato un aumento dei mutui per l’acquisto della prima casa, che rappresentano circa il 78% delle domande di finanziamento raccolte online; causa aumento tassi, invece, sono crollate le domande di surroga, scese a meno del 10% del totale.

Cresce l’uso di applicazioni cloud all’interno delle aziende: ma i dati potrebbero essere a rischio

Più di 1 utente su 5 (22%) carica, crea, condivide o archivia dati in applicazioni e istanze personali: Gmail, WhatsApp, Google Drive, Facebook, WeTransfer e LinkedIn sono classificate come le applicazioni e le istanze personali più utilizzate. Lo rivela il nuovo report “Netskope Cloud and Threat Report: Cloud Data Sprawl”, condotto da Netskope, che segnala che l’uso di applicazioni cloud all’interno delle organizzazioni continua a crescere: dall’inizio del 2022 è già aumentato del 35%. Un’azienda media tra i 500 e i 2.000 utenti carica, crea, condivide o archivia dati in 138 applicazioni diverse e utilizza una media di 1.558 applicazioni cloud distinte ogni mese. Ma l’uso di queste applicazioni produce una proliferazione dei dati che crea rischi per le organizzazioni in tutto il mondo.

I rischi per le aziende

Il report evidenzia inoltre una continua tendenza al rischio che proviene dall’interno dell’azienda (insider risk): il report ha rivelato che 1 utente su 5 (20%) carica una quantità insolitamente elevata di dati nelle applicazioni personali (come Gmail, WhatsApp, Google Drive, Facebook, WeTransfer e LinkedIn) nei 30 giorni che precedono la fuoriuscita da un’organizzazione, dato che segna un aumento del 33% per lo stesso periodo rispetto all’anno scorso.
“Le applicazioni cloud hanno contribuito ad aumentare la produttività e a consentire il lavoro ibrido, ma hanno anche causato una crescente proliferazione di dati che mette a rischio informazioni sensibili”, ha affermato Ray Canzanese, Threat Research Director, Netskope Threat Labs. “Le applicazioni e le istanze personali sono particolarmente preoccupanti, dal momento che gli utenti mantengono l’accesso ai dati archiviati in quelle istanze anche molto tempo dopo aver lasciato l’organizzazione. Le misure di sicurezza proattive, in particolare i controlli delle policy che limitano l’accesso ai dati sensibili solo agli utenti e ai dispositivi autorizzati e impediscono il caricamento di dati sensibili su applicazioni e istanze personali, possono aiutare a ridurre i rischi di perdita o esposizione di dati sensibili”.

Le applicazioni più utilizzate

Sempre più utenti stanno caricando, creando, condividendo o archiviando dati in applicazioni cloud: la percentuale di utenti con attività di dati nelle applicazioni cloud è aumentata dal 65% al 79% nei primi cinque mesi del 2022. Le categorie di applicazioni cloud più utilizzate all’interno delle organizzazioni sono quelle di Cloud Storage, Collaboration e Webmail.
Le organizzazioni utilizzano molte applicazioni con funzionalità che si sovrappongono: delle 138 applicazioni usate da un’organizzazione con 500–2.000 utenti per caricare, creare, condividere o archiviare dati, si contano in media 4 applicazioni Webmail, 7 applicazioni di archiviazione cloud e 17 applicazioni di collaborazione. Questa sovrapposizione può portare a problemi di sicurezza, come configurazioni errate, perdita di efficacia delle policy, e policy di accesso incoerenti.

Assicurazione auto: gli italiani puntano al risparmio

Le conseguenze del rialzo generalizzato dei prezzi si possono toccare con mano anche nella cosiddetta ‘economia reale’: la difficoltà a risparmiare è sempre più crescente per molti italiani. La difficile congiuntura economica, il rialzo dell’inflazione e i pesanti rincari sull’energia stanno infatti mettendo a dura prova la capacità di spesa delle famiglie. Ma se per contenere la spesa mensile generale molti tendono a tagliare beni e servizi considerati superflui, esistono alcuni costi fissi con cui è necessario continuare a confrontarsi. È il caso dell’assicurazione auto, in Italia obbligatoria per tutti coloro che possiedono un mezzo a motore, anche se non usato regolarmente. Per cercare di ridurre l’entità di questa spesa, gli automobilisti si stanno quindi rivolgendo alla rete per individuare le polizze caratterizzate dal miglior rapporto qualità-prezzo.

Come risparmiare grazie al web

Il web offre un grande aiuto nella gestione delle spese, soprattutto grazie alle possibilità offerte dai portali di comparazione. Un esempio è 6sicuro, realtà di riferimento nel settore attiva dal 2000, che propone un servizio a 360 gradi, affidabile e gratuito. Più in dettaglio, ogni assicurazione auto su 6sicuro viene selezionata guardando esclusivamente alle proposte più interessanti formulate dalle principali compagnie del settore. Il tutto con la possibilità di poter stipulare direttamente la polizza online. E questo si traduce in un risparmio ulteriore sui costi, poiché evita di dover passare per un intermediario ‘fisico’.

Le coperture accessorie più richieste

In Italia vige l’obbligo di assicurare il proprio mezzo a motore: tale stipula copre l’intestatario contro i danni derivati in caso di sinistro, tuttavia esistono anche altre garanzie, chiamate coperture accessorie, che possono essere molto utili, e in alcuni casi, anche fortemente raccomandate. È il caso della polizza contro furto e incendio, che tutela il contraente in forma diversa a seconda della tipologia di contratto che si decide di attivare. L’utente, ad esempio, può scegliere di sottoscrivere una copertura solo parziale, per cui la compagnia assicurativa risarcisce solo per un determinato importo. Il costo, ovvero il cosiddetto premio assicurativo, dipende da molte variabili, fra cui spicca il valore vero e proprio dell’auto.

La Kasko

Un’altra copertura accessoria molto richiesta è senza dubbio la Kasko, che tutela l’intestatario anche qualora sia responsabile dei danni provocati. Essa, inoltre, copre tutti gli incidenti che possono riguardare il veicolo, nonché i danneggiamenti accidentali.
Si può anche decidere di assicurare solo alcune parti dell’auto, magari quelle più fragili e più esposte agli incidenti. È il caso della polizza cristalli, che assicura i vetri della macchina qualora siano soggetti a un incidente o a un danneggiamento accidentale, come ad esempio la caduta fortuita di un oggetto.
Molti utenti, poi, in particolare quelli che fanno largo uso della vettura o che per lavoro devono guidare per molte ore, scelgono di sottoscrivere l’assicurazione che prevede l’assistenza in caso di guasto. In questo caso, il sottoscrittore potrà richiedere l’intervento di un carro attrezzi che recuperi l’auto rotta senza costi aggiuntivi.

I deepfake attaccano le aziende

Sono sempre di più le aziende che hanno segnalato all’Fbi la presenza di persone candidate per un posto di lavoro utilizzando i deepfake. Gli impostori utilizzano video, immagini, registrazioni e identità rubate fingendosi qualcun altro per ottenere una posizione IT da remoto. Può sembrare uno scherzo, ma l’assunzione di un deepfake può portare a seri problemi, come l’accesso a informazioni aziendali e sui clienti. Questo non solo può rappresentare una minaccia per la sicurezza dei dati aziendali, ma in caso di violazione, l’azienda probabilmente non avrà la possibilità di consegnare il truffatore alla giustizia. Il caso citato non è però l’unico modo in cui i truffatori utilizzano i deepfake per trarre vantaggio da un’azienda.

L’obiettivo è sempre il furto di denaro o informazioni sensibili
Con l’evoluzione della tecnologia, gli attaccanti possono utilizzare questo nuovo metodo per raggirare i test biometrici utilizzati dalle banche e dagli scambi di criptovalute per verificare l’identità degli utenti, al fine del riciclaggio di denaro. Secondo il report di Sensity, nove dei 10 principali fornitori di servizi Know Your Customer (KYC) sono molto vulnerabili agli attacchi deepfake. I deepfake sono utilizzati poi anche per lo spear o phishing mirato: il cybercriminale si finge una persona fidata o affidabile facendo leva su meccanismi psicologici. L’obiettivo finale è sempre il furto di denaro o informazioni sensibili. Gli attaccanti possono infatti fingersi dirigenti di un’azienda per ottenere la fiducia di una persona e indurla a consegnare dati sensibili, denaro o accesso all’infrastruttura dell’organizzazione.

Comprendere il pericolo è metà dell’opera
“Comprendere il pericolo è metà dell’opera. Educate i vostri dipendenti e informateli sui nuovi metodi fraudolenti. Un deepfake di alta qualità richiede molta competenza e impegno, mentre i fake usati per le truffe o per l’interazione sincrona durante un colloquio sarebbero probabilmente di bassa qualità. Tra i segni di un deepfake, ci sono movimenti innaturali delle labbra, capelli mal resi, forme del viso non corrispondenti – afferma Vladislav Tushkanov, Lead Data Scientist di Kaspersky -. Tuttavia, gli attaccanti potrebbero intenzionalmente abbassare la qualità del video per nascondere questi artefatti”.

Utilizzare soluzioni di cybersecurity affidabili
“Per ridurre al minimo la possibilità di assumere un dipendente falso, suddividete i colloqui di lavoro in più fasi, coinvolgendo non solo i responsabili delle risorse umane ma anche le persone che lavoreranno con il nuovo dipendente – continua Tushkanov -. In questo modo aumenteranno le possibilità di individuare qualcosa di insolito”.
Anche le tecnologie sono un valido aiuto nella lotta ai deepfake, una soluzione di cybersecurity affidabile garantirà assistenza nel caso in cui un deepfake di alta qualità convinca un dipendente a scaricare file o programmi dannosi o a visitare link sospetti o siti web di phishing. La soluzione antifrode che fornisce l’analisi del comportamento degli utenti e il monitoraggio delle transazioni finanziarie può essere poi una buona opzione per le aziende che utilizzano il KYC, fornendo un ulteriore livello di protezione.

Da settembre 2022 il 35% dei dispositivi Android non sarà più supportato

Lo confermano gli esperti di Bitdefender, società di cybersecurity che ha analizzato i dispositivi che eseguono Bitdefender Mobile Security su Android per capire la distribuzione del sistema operativo sull’intera gamma di smartphone, e il livello di effettiva sicurezza informatica. Il più vecchio Android ancora supportato da Google è la versione numero 10, che raggiungerà la fine del suo ciclo di vita a settembre 2022. A quel punto, il 35% dei dispositivi con tale software sarà sprovvisto di aggiornamenti. In pratica, dal prossimo settembre, quasi un terzo degli smartphone con sistema operativo Android sarà a rischio sicurezza. Oggi i terminali con sistema operativo Android rappresentano circa il 70% del mercato globale mobile, ma quando le versioni iniziano a diventare obsolete gli hacker possono approfittarne per ‘bucare’ le difese, riporta Ansa.

Google supporta solo le ultime tre versioni

Fra pochi mesi quindi aumenterà il numero dei dispositivi non sicuri che si connettono a Internet. Uno dei problemi del sistema operativo Android è la frammentazione, in quanto Google ha rilasciato molte versioni di Android negli ultimi 14 anni e continua a supportare solo le ultime tre. A differenza di iOS, sono ancora in uso dispositivi con versioni Android lanciate anche dieci anni fa e sono molto più diffusi di quanto si possa immaginare. Gli utenti raramente considerano il supporto software quando acquistano uno smartphone e, in generale, finché non si guasta e ‘fa quello che deve’ il dispositivo non viene rottamato. A conti fatti, i vecchi dispositivi rappresentano una comoda porta di accesso per i malintenzionati.

Dispositivi obsoleti a cui le aziende non applicano più le patch

“Quando gli utenti scelgono un nuovo smartphone di solito considerano le dimensioni dello schermo, la facilità d’uso, la potenza di elaborazione, la qualità delle immagini e molte altre caratteristiche – spiegano gli esperti di Bitdefender -. Purtroppo, la durata del supporto del software in termini di sicurezza è raramente un fattore decisivo nella scelta. Se un produttore interrompe il supporto per un dispositivo, l’utente è libero di utilizzarlo, ma quando viene scoperta una vulnerabilità, l’azienda non applicherà più le patch, e sebbene il telefonino svolga ancora le sue funzioni, diventa estremamente vulnerabile. I dispositivi obsoleti e non supportati sono tra i migliori amici dei criminali informatici, soprattutto quelli ancora in uso”.

I dispositivi datati sono una risorsa per gli hacker

Il dispositivo datato è una delle migliori risorse per il malintenzionato, in quanto non riceve più le patch di sicurezza dal produttore e chi li utilizza di solito non perde tempo ad aggiornare il sistema operativo e le app installate.
A parte considerare sempre il periodo di supporto per qualsiasi dispositivo al momento dell’acquisto, è buona norma controllare se uno qualsiasi dei dispositivi intelligenti presenti nella smart home esegue software non più supportato. Come riferisce Tuttoandroid.net, installare l’app Bitdefender Mobile Security sui dispositivi meno recenti è una buona idea, ma è sempre meglio passare a un dispositivo che riceve ancora le patch di sicurezza.

Come riconoscere i Deepfake?

I Deepfake sono registrazioni vocali, video, foto o ‘false’ realizzate con reti neurali profonde. L’uso del deep learning, al posto delle tradizionali tecniche di editing delle immagini, riduce drasticamente lo sforzo e l’abilità necessari per creare un falso convincente. Secondo alcune stime, il 96% di tutti i Deepfake è pornografico. Da qui, le preoccupazioni legate al loro uso per abusi, estorsioni e casi di pubblica umiliazione.
“I Deepfake sono un esempio lampante di come una tecnologia si sviluppi più velocemente del tempo necessario a comprenderla e a imparare a gestirne i rischi – spiega Vladislav Tushkanov, lead data scientist di Kaspersky -. Per questo motivo viene percepita sia come uno strumento in più a beneficio degli artisti, sia come nuovo strumento di disinformazione, che mette in discussione diversi aspetti della nostra vita quotidiana”.

Il regolamento UE sull’AI potrebbe includere una clausola su questa tecnologia

Google ha bandito gli algoritmi di Deepfake da Google Colaboratory, il servizio di calcolo gratuito con accesso alle GPU. E se diversi stati americani hanno leggi che li regolamentano un progetto di legge cinese richiede l’identificazione dei dati generati al computer. Inoltre, il futuro regolamento UE sull’AI potrebbe includere una clausola su questa tecnologia. Questa tecnologia potrebbe infatti aiutare i criminali informatici. Gli algoritmi commerciali di rilevamento della vivacità, utilizzati dalle istituzioni finanziarie nelle procedure KYC, potrebbero essere ingannati da Deepfake creati a partire da fototessere, creando nuovi vettori di attacco e rendendo i documenti d’identità trapelati un problema ancora più grave.

Un’ulteriore proliferazione della disinformazione su Internet

Di fatto i Deepfake minano la fiducia degli utenti rispetto ai contenuti audio e video, in quanto potrebbero essere utilizzati per scopi malevoli. E diversi esperti e istituzioni, come Europol, avvertono che la crescente disponibilità di Deepfake può portare a un’ulteriore proliferazione della disinformazione su Internet. Ovviamente non esistono solo aspetti negativi. La CGI (computer-generated imagery) esiste da decenni, e viene utilizzata in diverse occasioni. Ad esempio, un algoritmo Deepfake è stato utilizzato anche per creare una serie virale su TikTok con protagonista un finto Tom Cruise. E alcune startup stanno cercando nuovi modi per utilizzarne la tecnologia, ad esempio, per generare avatar realistici nel metaverso.

Quelli utilizzati per le truffe tendono a essere di bassa qualità

I Deepfake potrebbero quindi essere difficili da riconoscere. Quelli utilizzati per le truffe tendono ancora a essere di bassa qualità, e possono essere individuati notando movimenti innaturali delle labbra, capelli non propriamente realistici, forme del viso non corrispondenti e così via. Anche gli errori nella resa dei vestiti possono rivelare un Deepfake amatoriale. Nel caso in cui un personaggio famoso faccia affermazioni azzardate o offerte troppo belle per essere vere, anche se il video risultasse convincente, meglio fare un controllo incrociato delle informazioni, consultando fonti attendibili. Ma i truffatori possono intenzionalmente codificare i video per nascondere i difetti dei Deepfake creati, per cui osservare il video alla ricerca di indizi potrebbe non essere la strategia migliore.

La Gen Z e il denaro: quali opportunità per il mondo finanziario?

Si parla molto di Generazione Z, e più si analizzano i risultati delle ricerche sui nati tra il 1995 e il 2010 più i ‘miti’ su questa generazione appaiono per quel che sono: miti, appunto. Eumetra ha analizzato il rapporto della Gen Z con il mondo finanziario in uno studio condotto in 5 Paesi, Italia, UK, Francia, Germania, Spagna. E ha scoperto forti differenze sia all’interno della Gen Z stessa sia tra Paese e Paese. Nel rapporto con la scolarizzazione e il lavoro, ad esempio, italiani e spagnoli studiano a lungo e ottengono titoli di studio mediamente più alti, ma il loro accesso al lavoro full time è risibile: 11% per gli italiani contro 31% in UK, 35% in Germania e 28% in Francia. Anche l’accesso al reddito è diverso: solo il 4% degli italiani e il 6% degli spagnoli dichiara di accedere a più di 1.500 euro al mese, a fronte del 28% in UK e 20% in Germania.

Non bamboccioni, ma differenti forme di indipendenza economica

Insomma, non bamboccioni ma con differenti forme di indipendenza economica. Ma come possono collocarsi le banche in tale contesto? Ci sono elementi di opportunità e fattori di rischio. Tra le opportunità, i giovanissimi tendono a risparmiare perché hanno, o dichiarano di avere, una progettualità di vita. Quanto ai rischi, i giovanissimi dichiarano di non conoscere particolarmente bene il settore bancario. La ‘consapevole ignoranza’ implica un ruolo di maggior rilevanza della cerchia di influenzatori (famiglia, amici…), che risultano più ‘influenti’ in Italia, Spagna e Francia, dove meno del 30% dichiara di essere autonomo nell’acquisto di prodotti finanziari. Al contrario, tedeschi e inglesi mostrano maggiore indipendenza.

I giovani ‘iperdigitalizzati’ usano ancora il contante

I giovani italiani ‘iperdigitalizzati’ però usano ancora il contante (1 su 2) e la carta di credito (43%) seguita da PayPal (42%). Le app come Apple Pay o Samsung Pay convincono solo un giovane su 5. Di fatto, gli acquisti finanziari sono influenzati dai genitori. Inoltre, i giovanissimi italiani ammettono di conoscere poco i brand, e 4 su 10 dichiarano di essere a conoscenza di 3 big player come Unicredit, Intesa Sanpaolo e Poste. Tra i brand su cui i giovani dichiarano meno ignoranza fanno capolino sia banche con una spiccata immagine ‘conversazionale’, come BPER e Banco Mediolanum, sia player come Satispay.

Come farsi conoscere dai giovanissimi

Quindi, come farsi conoscere dai giovanissimi? Il passaparola, fisico e digitale, di genitori e amici è la prima fonte di informazione. La conoscenza del sistema di influenza è quindi centrale per intercettarli. I mezzi da cui attendono comunicazione sono prevalentemente online, ma non necessariamente social, che piacciono ma non discriminano per categoria merceologica. Quanto ai contenuti di comunicazione attesi invece devono mostrare il vantaggio economico e mostrare quali risultati si possono ottenere. In altre parole, non dimentichiamo che sono una generazione pragmatica e razionale, più di quanto agli adulti, più emotivi e impulsivi, piace ammettere.

Assunzioni, le aziende devono curare annunci e candidature

Le candidature sono la chiave di volta affinché le aziende possano trovare le persone giuste per le posizioni aperte e richieste. W per centrare l’obiettivo, è fondamentale che tutto il meccanismo della selezione del personale sia perfettamente oliato. Uno studio effettuato alcuni anni fa da Lever, una società che realizza e gestisce un software per la ricerca e la selezione del personale, ha dimostrato che in media un’impresa con meno di 200 dipendenti deve analizzare 86 candidature prima di trovare il candidato adatto all’assunzione.

Più è grande l’azienda, più è difficile la ricerca

il dato è ancora più alto nel caso di aziende più grandi (con oltre 200 dipendenti),  che in media devono passare in rassegna 100 persone prima di trovare il candidato giusto. Bisogna poi sottolineare il fatto che solitamente viene contattato per un colloquio solamente il 17% dei candidati, ma anche che il 31% delle persone che ricevono un’offerta di lavoro finisce per rifiutarla (le percentuali sono particolarmente alte nel caso di ingegneri e manager). Insomma, il lavoro di ricerca e di selezione del personale è mediamente lungo, gravoso e irto di ostacoli. Le aziende, nel momento in cui desiderano inserire un nuovo talento, devono quindi prepararsi mentalmente e non solo a dover analizzare molte persone per un’unica offerta di lavoro, senza meravigliarsi troppo di dover interagire con tantissimi candidati prima di considerare chiusa la ricerca.

Le strade possibili

Naturalmente tale ricerca non deve essere necessariamente così. Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting, spiega che le cose possono andare diversamente. “È fondamentale prima di tutto organizzare al meglio la ricerca, a partire dalla realizzazione di un annuncio di lavoro particolarmente dettagliato, che vada quindi a richiamare l’attenzione delle sole persone che realmente possono ricoprire quel ruolo. Un dettaglio omesso in un annuncio può trasformarsi in una valanga di curricula non desiderati”. Ma c’è di più. I processi di ricerca e selezione del personale efficaci partono molto prima dell’effettivo bisogno di una risorsa “Un’azienda che può vantare un buon employer brand, e che quindi negli anni ha costruito e sviluppato una buona strategia per risaltare le proprie qualità come datore di lavoro” spiega l’head hunter “avrà meno difficoltà nel trovare il talento perfetto da assumere”. Tra l’altro, non sempre il candidato ideale è alla ricerca di una nuovo lavoro. Precisa Adami: “Molto spesso la persona che si cerca rientra nell’enorme gruppo dei candidati passivi, ovvero tra le persone che non stanno cercando attivamente un lavoro. Anche per questo motivo affidarsi a una società di head hunting permette di aumentare le probabilità di trovare la figura perfetta da inserire nel team”.