Intelligenza artificiale e benessere potrebbero essere un binomio vincente sul lavoro? Probabilmente sì.
Un recente studio realizzato da Jabra, in collaborazione con l’Happiness Research Institute, ha analizzato come l’uso dell’intelligenza artificiale generativa stia impattando la vita dei lavoratori nel mondo. La ricerca, intitolata Work and Wellbeing in the Age of AI, non si limita a misurare l’efficienza, ma indaga un aspetto spesso trascurato: la felicità.
Italia presente nello studio globale
Il sondaggio ha coinvolto oltre 3.700 professionisti in 11 Paesi, compresa l’Italia, con un campione di 363 lavoratori italiani. Più della metà degli intervistati nel nostro Paese dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale nella vita privata, e quasi uno su due la applica regolarmente anche sul lavoro.
Le tendenze emerse tra gli italiani rispecchiano in gran parte quelle degli altri Paesi coinvolti.
Maggiore uso, maggiore soddisfazione
I dati parlano chiaro, riferisce Adnkronos: chi fa un uso quotidiano dell’IA tende ad essere più soddisfatto professionalmente. Il 78% di chi la utilizza frequentemente dichiara di raggiungere con più facilità gli obiettivi, contro il 63% di chi la utilizza di rado. Inoltre, il 70% percepisce maggiori opportunità di crescita, a fronte del 38% tra gli utenti occasionali.
Ma non è solo una questione di efficienza. L’uso regolare dell’IA sembra alimentare anche la fiducia nel futuro: il 47% dei lavoratori abituali crede che il proprio lavoro continuerà ad essere gratificante, mentre solo il 27% degli altri è altrettanto ottimista.
Il lavoro incide sulla felicità personale?
Secondo il rapporto, la soddisfazione sul lavoro è strettamente legata al benessere generale: i dipendenti contenti della propria professione hanno una probabilità cinque volte maggiore di dirsi felici nella vita privata. Due terzi di chi ha un’alta soddisfazione lavorativa si descrive felice anche fuori dall’ufficio.
Tecnologia sì, ma con un pizzico di psicologia
Meik Wiking, CEO dell’Happiness Research Institute, sottolinea come l’intelligenza artificiale vada valutata anche in termini psicologici: motivazione, identità e percezione del futuro sono elementi chiave per comprenderne il vero impatto.
Non mancano però le contraddizioni: chi usa spesso l’IA sperimenta un aumento dello stress (+20%). Questo però non sempre è un segnale negativo. Lo stress “positivo”, legato alla sfida e al coinvolgimento, è stato associato a livelli più alti di soddisfazione e obiettivi raggiunti.
Un’opportunità anche per le aziende
Lo studio evidenzia che quasi un terzo dei professionisti non ha mai utilizzato l’IA sul lavoro. Per le imprese, questo è un momento decisivo: progettare strumenti che migliorino non solo l’efficienza, ma anche l’esperienza emotiva dei dipendenti può determinare il successo a lungo termine.
Come ricorda Paul Sephton, responsabile globale della comunicazione di Jabra, il futuro del lavoro non sarà solo tecnologico, ma profondamente umano.