Cucina italiana: per l’UNESCO è patrimonio culturale dell’umanità

Il calo dei consumi alimentari sul mercato nazionale italiano è compensato dalla costante crescita delle esportazioni, che hanno fatto segnare un aumento a valore del +5% nel primo semestre del 2025, e che secondo le previsioni di Nomisma, alla fine dell’anno in corso per la prima volta supereranno 70 miliardi di euro.

L’industria agroalimentare italiana oggi si trova a operare in un contesto dominato da una grande incertezza, in cui i fattori di instabilità e complessità si sommano e si rafforzano tra loro.
Una spinta per il nostro export agrifood arriva è data dal riconoscimento dell’UNESCO.

Il commercio globale sta diventando meno fluido

Durante la ventesima sessione del Comitato Intergovernativo della Convenzione del 2003 in corso di svolgimento a Nuova Delhi., “La cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale” è stata iscritta alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO.

In ogni caso, se la diversificazione dei mercati di destinazione rappresenta la principale strategia per creare nuove opportunità di sviluppo per l’intera filiera, va considerato che il commercio globale sta diventando meno fluido, condizionato anche dalle politiche doganali introdotte dall’Amministrazione degli Stati Uniti.

Un sistema culinario che trova il suo fondamento nella diversità

“Le nostre esportazioni agroalimentari beneficiano sia della presenza in molti Paesi di ampie comunità di cittadini di origine italiana – ha commentato il presidente di Nomisma, Paolo De Castro -, che difficilmente rinunceranno a utilizzare prodotti e materie prime della nostra tradizione culinaria, sia di una diffusa rete di ristoranti italiani, che sono i primi ambasciatori del nostro food & beverage nel mondo.

Alla luce di questo, risulta particolarmente importante il riconoscimento dell’Unesco alla cucina italiana patrimonio immateriale dell’umanità”.

Proteggere le nostre eccellenze dal fenomeno dell’italian sounding

Il riconoscimento riguarda l’intero sistema culinario italiano, che si fonda non solo su una straordinaria varietà di prodotti apprezzati su scala globale, ma anche su un modello culturale che trova il suo fondamento nella diversità che caratterizza la nostra cucina, nel forte legame con i territori, nell’elevata sostenibilità delle nostre produzioni agricole, nella convivialità e socializzazione, nella trasmissione orale e pratica dei saperi e delle tecniche culinarie alle nuove generazioni. Oltre a rafforzare l’identità culturale dei nostri prodotti, l’iniziativa avviata presso l’UNESCO dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida insieme al Ministero della Cultura potrà giocare un ruolo fondamentale anche per promuovere le nostre eccellenze, e per proteggere il cibo italiano ‘dall’italian sounding’ – ha sottolineato  Paolo De Castro -. che sfruttando la straordinaria reputazione del ‘Made in Italy’, oggi ci sottrae significative quote di mercato”.