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Milano: un viaggio tra le sue meraviglie architettoniche

Camminare per Milano è come sfogliare un album di epoche diverse che si sovrappongono con grazia e audacia: ogni facciata racconta una storia, ogni piazza custodisce un segreto di pietra e vetro. La città pulsa di un’architettura che sa essere solenne e contemporanea, romantica e imprenditoriale; è un coro di stili che invita il visitatore a restare rapito, a guardare in alto, a scoprire il dettaglio che trasforma un edificio in memoria collettiva.

Il cuore gotico: il Duomo e la piazza che incanta

Il Duomo di Milano è una poesia scolpita nel marmo. Le sue guglie, come punte di un antico strumento, si stagliano sul cielo spesso incorniciato da nuvole leggere o da un azzurro di un’intensità inattesa. Entrare in questa cattedrale significa essere avvolti da un silenzio sacro e da un turbine di vetrate colorate che raccontano miti e santi in una luce filtrata. Dalla terrazza, lo sguardo si perde tra i profili urbani: il contrasto con la modernità circostante rende ogni prospettiva un nuovo sussurro visivo.

La Galleria Vittorio Emanuele II: eleganza e vita urbana

Accanto al Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele II è un teatro di vetro e ferro che ospita caffè storici e boutique di sognatori. Camminare sotto la sua volta ottagonale significa sentire il passato che danza con il presente. Le piastrelle, i mosaici e i caffè fumanti invitano a fermarsi, osservare e lasciarsi trasportare dal ritmo elegante del passeggio milanese.

Castello Sforzesco e la città che si fa museo

Il Castello Sforzesco è un gigante dal cuore gentile: possente nelle mura, generoso nei cortili e sorprendente per i tesori che custodisce. Passeggiare nel Parco Sempione, fino all’Arco della Pace, è un invito a ricaricare i sensi, mentre le torri del castello raccontano secoli di storia e di trasformazioni urbanistiche. Qui l’architettura diventa tela per l’arte e per la vita quotidiana dei milanesi.

La Scala e l’arte dell’emozione

Il Teatro alla Scala è il tempio della musica lirica: la sua facciata sobria nasconde uno scrigno capace di far vibrare l’anima. Anche chi non entra nel foyer può percepire la sua presenza scenica, il suo potere evocativo che trasforma la piazza in un preludio di emozioni.

Il volto moderno: Porta Nuova e il Bosco Verticale

Nella Milano contemporanea, le torri di Porta Nuova brillano come vetri di una città che guarda al futuro. Skyline punteggiati da grattacieli, piazze pensate per il pedone e spazi verdi inseriti tra l’acciaio: qui l’architettura è sperimentazione e sostenibilità. Il Bosco Verticale, con i suoi balconi rigogliosi di alberi e piante, è un manifesto della convivenza possibile tra cemento e natura, un abbraccio verde che trasforma l’orizzonte cittadino in un giardino verticale.

Fondazione Prada e l’estetica dell’avanguardia

Un altro capitolo importante della Milano architettonica è rappresentato dalla Fondazione Prada: gli spazi espositivi, le installazioni e la riconfigurazione di vecchie strutture industriali danno vita a un dialogo tra memoria e contemporaneità. È un luogo dove l’architettura stessa diventa opera d’arte, stimolando riflessioni visive e olfattive che restano impresse.

Il fascino dei Navigli e le architetture minori

I Navigli raccontano la Milano intima: ponti in pietra, riflessi sull’acqua e case che si stringono in vicoli che profumano di aperitivi e notte. Le chiuse, i portici nascosti e le botteghe artigiane sono architetture piccole ma cariche di significato, ricordi di un passato commerciale che ha plasmato la città. Ogni angolo è uno scorcio pronto a essere catturato dalla macchina fotografica o dal cuore del passeggiatore curioso.

San Siro: monumento sportivo e simbolo collettivo

Lo stadio San Siro, con la sua mole imponente e i suoi anelli, è architettura che diventa identità cittadina: non solo per gli sportivi, ma per chiunque voglia conoscere la parte popolare e moderna di Milano. La struttura è un palcoscenico che ospita emozioni collettive, concerti e giorni di festa, integrandosi nel panorama urbano con imponenza e rispetto.

Visitare Milano significa lasciarsi trasportare tra epoche, materiali e intuizioni progettuali. Per chi desidera un’esperienza curata, completa e senza pensieri, affidarsi a un tour organizzato da un servizio di NCC Milano regala un vantaggio prezioso: la comodità di muoversi in un veicolo confortevole, la libertà di un itinerario personalizzato e la professionalità di autisti che conoscono scorci poco noti e i migliori orari per evitare affollamenti. Salire su un’auto nera, sedersi e osservare la città che scorre mentre una voce esperta racconta storie di pietra e ferro permette di assaporare Milano in modo intenso e rilassato. Così, tra una tappa storica e una vista panoramica, la città si svela nelle sue geometrie e nelle sue emozioni, pronta a lasciare una traccia profonda nella memoria di chi l’ha scelta come palcoscenico di un viaggio indimenticabile.

Ripresa a singhiozzo: l’economia italiana tra investimenti verdi e fragilità strutturali

Negli ultimi trimestri l’economia italiana ha mostrato segnali contrastanti: una crescita modesta ma persistente, una discesa graduale dell’inflazione e una forte attenzione agli investimenti legati alla transizione verde. Tuttavia, la traiettoria di medio termine resta influenzata da problemi strutturali cronici, come l’alto debito pubblico, la produttività stagnante e le diseguaglianze territoriali. Questo articolo analizza i dati recenti, fornisce esempi concreti di settori in ripresa e valuta le implicazioni future per famiglie, imprese e policymaker.

Contesto

Nel 2024 l’Italia ha registrato una crescita del PIL modesta, intorno allo 0,8-1,2% su base annua, sostenuta principalmente da consumi interni e da una lenta ripresa degli investimenti privati. L’inflazione, dopo il picco legato a shock energetici e pressioni sui prezzi delle materie prime, è scesa nei mesi recenti verso un intervallo più contenuto (circa 3-4%), ridando fiato al potere d’acquisto delle famiglie. Al tempo stesso, il rapporto debito/PIL resta elevato, attorno al 140%, condizionando la leva fiscale e la capacità di spesa pubblica.

Analisi con dati ed esempi

Settori chiave mostrano dinamiche divergenti. Il manifatturiero, tradizionale pilastro dell’export italiano, continua a confrontarsi con la competizione globale e la necessità di modernizzazione tecnologica. Alcune filiere ad alta specializzazione, come la meccatronica in Emilia-Romagna e la moda di lusso in Toscana e Lombardia, beneficiano di domanda estera e margini più elevati, mentre PMI orientate al mercato interno soffrono per consumi stentati e costi operativi crescenti.

Un driver emergente è l’investimento pubblico e privato in progetti green. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha catalizzato risorse verso infrastrutture sostenibili, efficienza energetica e digitalizzazione della PA. Esempi concreti includono la riqualificazione energetica di condomini e edifici pubblici in città come Milano e Bologna, e progetti di mobilità elettrica in grandi metropoli. Questi interventi hanno creato domanda per imprese locali specializzate in edilizia sostenibile e servizi energetici, favorendo occupazione qualificata.

Sul fronte del lavoro, il tasso di disoccupazione si mantiene su livelli relativamente bassi rispetto al passato recente (intorno al 7-8%), ma la partecipazione al mercato del lavoro è ancora penalizzata nelle regioni del Sud. Il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dal mercato del lavoro rimane un freno alla piena utilizzazione del capitale umano. Questo spiega la crescita dei contratti a termine e la difficoltà per molte PMI nel reperire profili tecnici specializzati.

Le finanze pubbliche rappresentano una criticità strutturale. Un elevato debito pubblico riduce lo spazio di manovra fiscale: qualunque aumento della spesa corrente rischia di erodere la fiducia dei mercati e di comprimere le risorse dedicate agli investimenti di lungo periodo. Al contempo, riforme strutturali mirate — in particolare nella pubblica amministrazione, nella giustizia civile e nella formazione professionale — sono essenziali per migliorare l’efficienza del sistema economico e attrarre capitali esteri.

Implicazioni future

Per i prossimi anni il quadro si presenta a doppio binario. Nel breve termine, la congiuntura potrebbe continuare a sostenere una crescita moderata se gli investimenti pubblici e le iniziative private in chiave green e digitale manterranno ritmo e qualità. Le imprese che investono in automazione avanzata, riqualificazione delle competenze e internazionalizzazione hanno maggiori probabilità di prosperare.

Nel medio-lungo periodo, però, la sostenibilità della crescita richiede scelte politiche coraggiose. Ridurre la frammentazione amministrativa e accelerare i processi di approvazione dei progetti può aumentare l’efficacia degli investimenti pubblici. Parallelamente, una strategia industriale che sostenga le PMI nell’adozione di tecnologie abilitanti (IA, automazione, manifattura avanzata) e nelle esportazioni è cruciale per innalzare la produttività.

Per le famiglie, la priorità sarà la stabilità del potere d’acquisto e accesso a lavori stabili e ben remunerati. Per le imprese, la sfida consisterà nel trasformare i vincoli attuali in opportunità competitive, sfruttando incentivi pubblici e partnership con centri di ricerca. Per i decisori politici, infine, il compito è bilanciare rigore fiscale e investimenti strategici, per avviare una crescita inclusiva e resiliente.

In conclusione, l’economia italiana è in una fase di transizione: ci sono segnali positivi derivanti dalla spinta verso la sostenibilità e dalla digitalizzazione, ma permangono fragilità che richiedono interventi strutturali. La qualità delle riforme e la capacità di attrarre investimenti saranno determinanti per trasformare la ripresa a singhiozzo in un percorso di crescita duratura e diffusa.

Chip AI sull’edge: come i acceleratori intelligenti stanno ridisegnando l’innovazione tecnologica in Italia

Negli ultimi 24 mesi il dibattito sull’intelligenza artificiale si è spostato dal cloud ai dispositivi: non più solo grandi modelli in datacenter, ma acceleratori AI integrati direttamente sui dispositivi, noti come chip per l’edge. Questa transizione è destinata a cambiare non soltanto come vengono erogati i servizi digitali, ma anche il modo in cui le imprese italiane — dalle PMI manifatturiere alle startup del software — progettano prodotti, proteggono i dati e misurano l’efficienza energetica.

Il contesto è chiaro: domanda di elaborazione in tempo reale, esigenze crescenti di privacy e vincoli energetici spingono verso soluzioni locali. I chip AI per l’edge (acceleratori neurali, NPU, DSP ottimizzati) permettono inferenze rapide, consumo ridotto e minor traffico di rete. Per l’Italia, con un tessuto produttivo caratterizzato da tante piccole imprese e filiere localizzate, l’opportunità è duplice: modernizzare macchinari e servizi e mantenere il controllo sui dati sensibili.

Analisi con dati ed esempi

Le stime di mercato raccolte negli ultimi rapporti indicano che il segmento dell’edge AI cresce a tassi a doppia cifra: previsioni precedenti al 2024 parlavano di un CAGR tra 20% e 30% nei prossimi cinque anni. Questo si traduce in una domanda crescente di chip specifici — dall’NPU integrato nei SoC mobili a moduli FPGA e ASIC dedicati per applicazioni industriali. I principali produttori globali hanno ampliato le linee di prodotto orientate all’edge: soluzioni a basso consumo per dispositivi IoT, acceleratori per videocamere intelligenti e unità per analisi predittiva su macchine industriali.

In Italia, i primi casi concreti sono già visibili. Nel settore manifatturiero, alcune imprese metalmeccaniche hanno installato telecamere con inferenze locali per il controllo qualità, riducendo i falsi positivi e abbattendo la latenza: il risultato è un aumento della produttività senza inviare ogni frame ai server remoti. Nelle smart city pilota, nodi di controllo del traffico equipaggiati con NPU analizzano il flusso veicolare in tempo reale, ottimizzando i semafori e risparmiando banda sulla rete municipale. Anche il comparto sanitario sta sperimentando: dispositivi di telemonitoraggio che eseguono analisi preliminari sul dispositivo riducono il numero di falsi allarmi e tutelano la privacy del paziente minimizzando la condivisione di dati sensibili.

I vantaggi tecnici si traducono in benefici economici misurabili. Un’analisi comparativa condotta in più impianti ha mostrato che l’elaborazione on-device può ridurre i costi di comunicazione fino al 60% e il consumo energetico per operazione fino al 40% rispetto a soluzioni cloud-centriche. Questo è particolarmente rilevante in contesti italiani dove i costi di connettività e le competenze IT in-house possono essere limitati.

Implicazioni future

La diffusione dei chip AI sull’edge pone tre grandi sfide e opportunità per l’Italia. Primo: formazione e competenze. Per sfruttare appieno questi acceleratori servono ingegneri e tecnici capaci di integrare modelli efficienti e ottimizzati per hardware specifico. Investire in corsi tecnici e in collaborazione università-imprese sarà cruciale.

Secondo: ecosistema di fornitura. L’adozione su larga scala richiede catene di fornitura locali e partnership fra produttori hardware, integratori e software house. Qui le PMI italiane possono giocare un ruolo da protagoniste, sviluppando soluzioni verticali per settori tradizionali (food, moda, meccanica) dove la personalizzazione è un vantaggio competitivo.

Terzo: governance dei dati e norme. L’elaborazione locale attenua i rischi relativi alla privacy, ma richiede standard di sicurezza per proteggere i dispositivi e aggiornamenti software costanti. Le politiche pubbliche dovrebbero incentivare standard aperti e pratiche di cybersecurity specifiche per l’edge.

In conclusione, i chip AI sull’edge non sono una moda tecnologica passeggera: rappresentano un cambiamento strutturale nell’architettura dei servizi digitali. Per l’Italia, interpretare questa transizione come un’opportunità industriale significa combinare investimenti in capitale umano, sinergie tra piccole imprese e centri di ricerca, e una regolamentazione che favorisca innovazione responsabile. Se gestita bene, l’ondata dell’edge AI può diventare un fattore di competitività per il sistema produttivo nazionale, con benefici concreti in termini di efficienza, sicurezza dei dati e riduzione dei consumi energetici.

Creator economy e nuovi equilibri del web: monetizzazione, privacy e opportunità per l’Italia

La creator economy si è trasformata, negli ultimi anni, da fenomeno di nicchia a pilastro dell’economia digitale. Creator, influencer, podcaster e micro-entrepreneur costruiscono comunità e ricavi intorno a contenuti originali, ridefinendo il rapporto tra piattaforme, brand e utenti. Questo articolo analizza dove siamo oggi, con dati ed esempi concreti, e cosa significa per imprese e creatori italiani nel prossimo futuro.

Introduzione: contesto e crescita
La crescita della creator economy è stata alimentata da alcuni fattori chiave: diffusione capillare degli smartphone, strumenti di produzione low-cost, piattaforme che facilitano la distribuzione e nuovi modelli di monetizzazione (abbonamenti, donazioni, affiliate, brand deals). A livello globale, il mercato dei creator è stimato in decine di miliardi di dollari e continua ad espandersi; in Europa e in Italia si osserva una crescita significativa della domanda di contenuti locali e di nicchia. Le PMI e i brand stanno sempre più investendo in collaborazioni con creator per raggiungere audience profilate e costruire fiducia attraverso la raccomandazione personale.

Analisi: dati, modelli di monetizzazione e piattaforme
Le modalità di guadagno dei creator sono oggi molto diversificate. Si possono riassumere in quattro grandi categorie: 1) revenue da advertising e sponsorizzazioni dirette con i brand; 2) pagamenti diretti dal pubblico (abbonamenti, paywall, tip jars); 3) vendite e affiliate marketing; 4) servizi professionali e merchandising. Piattaforme consolidate come YouTube e Instagram continuano a dominare l’attenzione, ma hanno perso l’esclusiva: emergono ecosistemi alternativi (Patreon, Substack, piattaforme audio e video su abbonamento) che permettono ai creatori di ridurre la dipendenza dagli algoritmi pubblicitari.

In Italia, il mercato dell’influencer marketing ha raggiunto dimensioni importanti, con investimenti crescenti da parte di settori come moda, food, turismo e fintech. Molte PMI trovano nei micro-influencer (profili con 10k–100k follower) un rapporto costi/benefici più efficiente rispetto alle grandi celebrità, grazie a tassi di ingaggio spesso superiori e una relazione più autentica con la community. Allo stesso tempo, nascono figure ibride: creator che offrono anche consulenza per strategie di comunicazione digitale o lanci di prodotto.

Regole del gioco: privacy, trasparenza e regolamentazione europea
Un elemento centrale della trasformazione è la pressione regolatoria. In Europa, atti come il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA) impattano il modo in cui le piattaforme operano — maggiore trasparenza sugli algoritmi di raccomandazione, obblighi di informazione per contenuti sponsorizzati e accesso ai dati per sviluppatori e creatori. Questo cambiamento offre opportunità: una maggiore trasparenza può migliorare il rapporto tra creator e pubblico e permettere a terze parti di offrire strumenti di analytics indipendenti. Ma comporta anche sfide operative e normative, specialmente per i piccoli creator che devono adattarsi a requisiti di compliance e tutela della privacy dei propri sostenitori.

Esempi pratici
Prendiamo due casi concreti: un food blogger italiano che monetizza attraverso corsi a pagamento, sponsorizzazioni locali e affiliate per attrezzature da cucina; e un podcaster che unisce abbonamenti Patreon a sponsorizzazioni di nicchia e offerte di consulenza per brand. Entrambi traggono vantaggio dalla frammentazione dell’audience: contenuti verticali e comunità fedeli permettono ricavi ripetuti e previsibili. Le PMI che collaborano con questi creator ottengono campagne più targettizzate e spesso migliori ritorni sull’investimento rispetto alla pubblicità tradizionale.

Implicazioni future: opportunità e rischi
Per i creator: la strategia vincente sarà la diversificazione dei ricavi e il controllo dei propri dati e canali. Costruire una mailing list, offrire prodotti/servizi proprietari e utilizzare piattaforme che permettono la monetizzazione diretta riduce la vulnerabilità a cambi di policy delle grandi piattaforme. Per le imprese italiane: i creator rappresentano un canale efficace per la penetrazione in mercati di nicchia e per comunicare valori di marca autentici; le PMI devono però imparare a misurare rendimento e a instaurare rapporti di lungo periodo, preferendo collaborazioni trasparenti e coerenti con il pubblico.

Infine, per il quadro regolatorio e l’ecosistema digitale: la nuova normativa europea favorisce una maggiore concorrenza e almeno sulla carta una maggiore tutela per creatori e utenti. Tuttavia, sarà cruciale che strumenti di supporto — formazione, piattaforme fiscali e servizi legali accessibili — siano disponibili per evitare che la compliance diventi una barriera per i creatori emergenti.

In sintesi, la creator economy in Italia è matura per una fase di consolidamento: opportunità significative per chi sa costruire comunità fedeli e modelli di business sostenibili, ma anche necessità di adeguamento a nuove regole e a una competizione sempre più professionale. Per le aziende italiane, la sfida è integrare queste leve nei piani di marketing e innovazione, trasformando creator e community in partner strategici per crescita e internazionalizzazione.

PMI italiane tra digitalizzazione e green transition: la chiave per rilanciare produttività ed export

Il rilancio dell’economia italiana passa, in larga misura, dalle piccole e medie imprese: circa il 99% del tessuto produttivo nazionale. Negli ultimi anni la sfida è diventata duplice e stringente: accelerare la digitalizzazione e completare la transizione verde, migliorando al contempo la produttività. Questo articolo analizza lo stato attuale delle PMI italiane, offre dati ed esempi concreti e valuta le implicazioni future per crescita, occupazione ed export.

Il contesto è noto. Dopo la fase di stagnazione post‑crisi e l’impatto della pandemia, l’economia italiana ha mostrato segnali di ripresa ma resta frenata da una produttività che cresce lentamente rispetto ai principali partner europei. Allo stesso tempo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e i fondi UE hanno messo a disposizione risorse rilevanti per digitalizzazione e sostenibilità. Tuttavia, la capacità delle PMI di assorbire questi investimenti è disomogenea: molte aziende manifatturiere e del made in Italy stanno innovando, ma altre restano indietro per barriere finanziarie, competenze e dimensione.

Analisi con dati ed esempi

Dati recenti indicano che oltre il 60% delle PMI italiane ha avviato processi di digitalizzazione negli ultimi tre anni, ma solo una quota inferiore al 30% ha implementato tecnologie avanzate come cloud manufacturing, IoT o sistemi di automazione integrata. La spesa in tecnologie digitali rimane concentrata in alcune regioni e settori: meccanica, moda e agroalimentare sono più propensi a investire rispetto a servizi locali e artigianato. Sul fronte energetico, circa il 40% delle imprese ha realizzato interventi di efficienza energetica o installato impianti fotovoltaici, ma la maggior parte si limita a soluzioni a bassa complessità.

Esempi concreti rendono l’idea. Una piccola azienda metalmeccanica del Nord Italia ha aumentato la produttività del 20% dopo aver digitalizzato la gestione della supply chain e adottato sensori IoT per la manutenzione predittiva: meno fermi macchina, tempi di consegna più certi e maggiore capacità di soddisfare ordini esteri. Nel settore tessile, alcune realtà familiari hanno sfruttato la stampa 3D per prototipi e la vendita online per aprirsi a mercati extra‑UE, incrementando l’export del 15% in due anni. D’altra parte, un laboratorio artigianale nel Centro Italia non è riuscito ad accedere ai bandi PNRR per carenza di documentazione e competenze, perdendo un’opportunità di modernizzazione.

La questione delle competenze è centrale: la domanda di figure tech (data analyst, sistemisti, digital project manager) cresce ma le imprese faticano a reclutarle. Il mismatch si aggiunge a problemi strutturali come l’accesso al credito per chi non dispone di garanzie, o la frammentazione produttiva che rende difficile aggregare investimenti per progetti di scala. Anche la burocrazia e i tempi di autorizzazione ritardano interventi di ammodernamento energetico o ampliamento degli impianti.

Implicazioni future

Le scelte che le PMI faranno nei prossimi 3–5 anni avranno impatti diretti sulla competitività dell’Italia. Se la digitalizzazione si diffonderà in modo capillare, possiamo aspettarci aumenti di produttività che favoriranno salari reali e attrattività per investimenti esteri. L’integrazione di tecnologie digitali con soluzioni green (es. efficientamento energetico + automazione) moltiplica i benefici: riduce costi operativi, diminuisce l’impronta ambientale e rafforza il posizionamento dei prodotti italiani sui mercati premium sensibili alla sostenibilità.

Per realizzare questo potenziale servono alcune condizioni: semplificazione amministrativa mirata, strumenti finanziari dedicati alle micro‑imprese, programmi di formazione continua e incentivi che favoriscano aggregazioni di imprese per progetti condivisi. Le istituzioni locali possono giocare un ruolo cruciale nel fare da ponte tra risorse europee e capacità di implementazione sul territorio.

In conclusione, la transizione digitale e green delle PMI non è solo un tema tecnologico, ma una leva strategica per riscrivere il modello di crescita italiano: più resiliente, orientato all’export e capace di creare valore. La posta in gioco è alta, ma lo spazio di manovra esiste: trasformare le potenzialità tecnologiche in risultati concreti richiederà scelte coordinate tra imprese, banche, istituzioni e sistemi formativi. Solo così l’Italia potrà convertire la propria eccellenza manifatturiera in vantaggio competitivo sostenibile a lungo termine.

Droni: cresce l’ecosistema, il mercato italiano vale 168 milioni di euro

Il mercato professionale dei droni e della mobilità aerea in Italia nel 2025 raggiunge un valore complessivo di 168 milioni di euro (+5%), evidenziando però un progressivo rallentamento nel tasso di crescita (+29% nel 2021, +10% nel 2024).
Al contrario, con 675imprese attive nel settore, nel 2025 per la prima volta dopo cinque anni l’Italia registra un saldo positivo tra nuove aperture e cessazioni (657 nel 2024, 663 nel 2023).

Nel segmento Aerial Operations operano 661 aziende, di cui il 78% fornitori di servizi (65% del valore generato), mentre l’Innovative Air Mobility & Delivery (IAM&D) conta 37 imprese, prevalentemente produttori (84%, anch’essi responsabili di circa il 65% del valore).
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano.

Settori di applicazione: Aerial Operations e IAM&D 

Il mercato italiano si concentra sulle attività di Aerial Operations, compiute da droni di piccola e media taglia per i settori più tradizionali (ispezioni di linee elettriche, monitoraggio del territorio), che rappresentano il 95% del valore complessivo. Il segmento IAM&D per la consegna merci e trasporto passeggeri contribuisce per il restante 5% (+1,3 milioni).

Il 2025 è l’anno in cui la frontiera tra ambiti civili e applicazioni di sicurezza si fa più sottile. Per quasi un terzo delle imprese lo scenario geopolitico influenza profondamente l’opinione pubblica e può essere un ostacolo significativo allo sviluppo

Accettazione sociale e innovazione tecnologica

In realtà, l’accettazione sociale dei droni per finalità civili è in crescita rispetto a cinque anni fa, legata soprattutto al valore salvavita delle applicazioni: il 93% considera utile il trasporto di materiale medico-sanitario tramite droni (91% nel 2020), l’84% è favorevole al trasporto merci (80% nel 2020), il 73% al trasporto persone (57% nel 2020).

Quanto all’evoluzione tecnologica del settore, i sistemi di AI stanno abilitando soluzioni avanzate per mission planning, navigazione/controllo e analisi dei dati.
Un’analisi su 146 startup internazionali mostra che il 71% lavora sull’elaborazione dati, raccolti, ad esempio, a seguito di ispezioni e monitoraggi e utilizzabili per manutenzione predittiva e ottimizzazione dei processi.

Limiti, barriere e normativa

Uno dei principali limiti tecnologici allo sviluppo del trasporto merci con droni è la bassa autonomia delle batterie al litio, oggi compresa tra 150- 200 Wh/kg. Per abilitare servizi più avanzati servirebbero batterie tra 300-500 Wh/kg, a seconda del tipo di trasporto.

Ma è la normativa la principale barriera allo sviluppo del mercato. Tuttavia, negli anni l’Italia ha compiuto passi avanti significativi sul piano regolatorio/autorizzativo e infrastrutturale/sperimentale.
La normativa UE è considerata uno dei quadri regolatori più completi in ambito UAS, ma in altre aree geografiche l’approccio è più flessibile e orientato all’innovazione.

In questa fase, il settore è chiamato a trovare un equilibrio tra sicurezza e apertura alle sperimentazioni. Decisioni non adeguatamente ponderate potrebbero compromettere una crescita solida e sostenibile nel medio-lungo periodo.

Olimpiadi Milano-Cortina: i dati di visione superano Parigi 2024

In Italia le visioni di questi Giochi Invernali superano di molto le tre edizioni precedenti messe insieme. Così commenta Anne-Sophie Voumard, AD di Cio Television and Marketing Services) che durante una conferenza stampa a Milano rende noti i dati relativi a Milano-Cortina 2026. Due italiani su tre hanno guardato o stanno guardando i Giochi, e questa percentuale, superiore a quella registrata per Parigi 2024, è destinata ad aumentare.

Ottimo riscontro anche in Francia, sede della prossima edizione nel 2030, dove sono stati superati 50 milioni di telespettatori.
Tutto questo è stato possibile “grazie anche alla collaborazione con molti partner come Netflix – aggiunge la AD -, per far conoscere atleti al grande pubblico prima dell’inizio delle Olimpiadi. Un modo per presentare la storia ‘dietro le quinte’ della qualificazione ai Giochi dei vari atleti”.

“Ogni giorno mi sorprendo davanti ai numeri”

Voumard ammette che “I Giochi sono più popolari che mai, l’audience è notevole e ogni giorno mi sorprendo davanti ai numeri. Abbiamo un notevole successo di pubblico e trasmissioni tv, le aspettative sono state superate indipendentemente dal fuso orario: assistiamo a un successo di audience in tutto il mondo”.
Sulla piattaforma Olympics.com, invece, “Sono stati superati 100 milioni di utenti. A Pechino erano 68 milioni, per cui batteremo ogni record”, afferma Yannis Exarchos, ceo di OBS, il broadcaster ufficiale dei Giochi.

Non sono mancate iniziative del tutto informali, come la presenza all’interno di Roblox di attività firmate CIO sul videogioco Brookhaven, che hanno fatto registrare più di 1,3 miliardi di visualizzazioni da tutto il mondo, oltre 60 volte superiori di quelle per Parigi 2024, si legge sul Corriere dello Sport.

USA: su Peacock trasmessi in streaming 11,2 miliardi di minuti

Insomma, Milano Cortina 2026 sono già le Olimpiadi invernali più seguite sulle Tv generaliste e on-demand, via web e sui social. “Le medaglie ovviamente contribuiscono”, sottolinea Voumard.

Per quanto riguarda le piattaforme di streaming, Warner Bros. Discovery segnala una crescita percentuale a tre cifre in termini di ore visualizzate. Lo stesso vale per gli Stati Uniti, dove su Peacock sono stati trasmessi in streaming 11,2 miliardi di minuti, con un aumento del 62%.
A ciò si aggiungono oltre 100 creators nelle diverse sedi per contenuti rivolti a un pubblico più giovane.

Social: oltre 12 milioni di post e su quelli degli atleti 1,4 miliardi di interazioni.

Secondo Yiannis Exarchos, sul sito web Olympics.com sono stati pubblicati 8.400 articoli, oltre 8.600 video e 900 interviste, come riporta ANSA.
“Abbiamo avuto 9 miliardi di interazioni sui nostri social media, il doppio del numero raggiunto a Pechino – dichiara il ceo di OBS -. La maggior parte del consumo avviene su Instagram e TikTok, e registriamo numeri record su YouTube”.

Più di 12 milioni sono i post in totale sui social, e sui post degli atleti il record è di 1,4 miliardi di interazioni.
Sono numeri che consentono agli atleti di essere molto più visibili in tutto il mondo. “Questi Giochi – rimarca Exarchos – li aiuteranno mantenere un seguito attraverso le loro piattaforme digitali.

Lo smartphone, il nostro mondo sempre… a portata di mano

Il telefono? Per tanti italiani è quasi una dipendenza, tanto che alcuni lo reputano un vizio dei tempi moderni. Per moltissimi nostri connazionali è invece, molto più semplicemente, la normale quotidianità. Insomma, lo smartphone, per milioni di persone, è diventato quasi un rifugio. Una vera e propria comfort zone dove andare quando ci si annoia o quando ci si sente avvolti dal silenzio.

Partendo da questi presupposti, non sorprende scoprire che oltre la metà degli italiani utilizza lo smartphone come antidoto alla solitudine. Lo conferma una ricerca condotta da Swappie, piattaforma specializzata in smartphone ricondizionati, insieme all’istituto SWG. I numeri fotografano una situazione chiara: il 56% degli intervistati ammette di affidarsi al telefono per sentirsi meno solo, mentre per 7 persone su 10 è il primo alleato contro la noia.

Un oggetto tech? No, è molto di più

Lo smartphone non può essere definito come un semplice strumento tech, non più. Dentro quello schermo ci sono foto che rassicurano, chat che tengono compagnia, video che alleggeriscono una giornata storta. Tanto che un italiano su tre riconosce di avere un legame emotivo con il proprio telefono e lo considera una sorta di compagno di viaggio nella vita quotidiana.

Scrollare, rivedere vecchi ricordi, mandare un messaggio senza un motivo preciso: sono piccoli gesti, quasi rituali, che aiutano a prendere fiato. Si tratta di comportamenti che non possono risolvere tutto, ma che a volte bastano per allontanare i brutti pensieri o per sentirsi connessi con il mondo.

La tecnologia può essere sostenibile?

Lo smartphone è ormai un elemento centrale delle nostre vite, non c’è niente da dire. L’aspetto da considerare, invece, è la sostenibilità dei nostri comportamenti. Si può usare il cellulare con più consapevolezza? Gli esperti di Swappie dicono di sì e hanno costruito un modello proprio su questo obiettivo: allungare la vita dei dispositivi, riducendo sprechi e impatto ambientale.

Questo approccio ha ancora più valore in momenti specifici dell’anno, come il Blue Monday, quando ci si sente giù e ci si vorrebbe gratificare con un nuovo acquisto. La risposta può essere cambiare il telefono, mas scegliendo un dispositivo ricondizionato. In questo modo di trasforma un  desiderio personale in un gesto che guarda anche al pianeta.

Una relazione da ripensare

“Abbiamo voluto approfondire il rapporto tra tecnologia e benessere emotivo perché oggi lo smartphone è, a tutti gli effetti, un compagno di vita”, ha spiegato Elena Garbujo, Country Manager Italia di Swappie. “La ricerca con SWG ci ha mostrato quanto sia forte il legame affettivo con questi dispositivi. Il nostro obiettivo è dimostrare che questa relazione può diventare un’opportunità di sostenibilità, positiva per le persone e per il pianeta”.

Deepfake, il Garante: in gioco diritti, identità e libertà personali

C’è un momento in cui l’innovazione smette di essere solo affascinante e diventa scomoda. Succede quando gli strumenti sono potenti, accessibili a tutti e capaci di incidere direttamente sulla vita delle persone.

È quello che sta accadendo con i deepfake e con alcune applicazioni di intelligenza artificiale che permettono di creare immagini, video e voci partendo da materiale reale. Su questo terreno scivoloso è intervenuto il Garante per la protezione dei dati personali, con un avvertimento che suona più come un campanello d’allarme che come una semplice nota tecnica.

Cosa succede dopo il caso Dopo Clothoff

Il precedente è purtroppo famoso: lo scorso ottobre Clothoff è stata bloccata. Ora però il Garante allarga lo sguardo e richiama all’attenzione l’uso di servizi basati sull’intelligenza artificiale come Grok, ChatGPT e altre piattaforme simili.

Strumenti diversi, con finalità anche molto lontane tra loro, ma accomunati da una caratteristica comune: la possibilità di generare contenuti realistici a partire da immagini o voci di persone “vere”.

Il problema non è la tecnologia, ma l’uso che se ne fa

Il punto non è demonizzare l’intelligenza artificiale. Il Garante lo chiarisce senza giri di parole: il rischio nasce quando questi strumenti vengono usati senza il consenso degli interessati. In quei casi, la creazione e la diffusione dei contenuti – soprattutto attraverso social network e applicazioni di messaggistica – può trasformarsi in una violazione grave dei diritti fondamentali. Non solo privacy, ma anche reputazione, dignità, libertà personale. E in certi scenari, il passo verso il reato è breve.

Anche le piattaforme sono chiamate in causa

L’avvertimento non riguarda soltanto chi utilizza questi servizi in modo scorretto. Una parte consistente della responsabilità ricade anche sui fornitori.

Secondo l’Autorità, le piattaforme dovrebbero essere progettate fin dall’origine per ridurre gli abusi e garantire un utilizzo conforme alle regole europee sulla protezione dei dati. Non basta offrire uno strumento potente: serve anche pensare alle conseguenze.

L’istruttoria solleva molti dubbi

Dalle verifiche avviate d’ufficio emerge un quadro poco rassicurante. In molti casi l’uso illecito di immagini e voci altrui è fin troppo semplice.

Nessun controllo reale, pochi ostacoli, nessuna verifica sull’esistenza di un titolo giuridico valido. È questa facilità a rendere il fenomeno particolarmente insidioso.

Uno scenario ancora aperto

Per i servizi legati a X, il Garante italiano sta già collaborando con l’autorità irlandese, competente a livello europeo. E altre iniziative non sono escluse. Il messaggio, però, è chiaro: l’innovazione non può correre senza regole.

Dati rubati: dal phishing al dark web il viaggio delle credenziali sottratte

Non tutti gli utenti utilizzano strumenti di protezione sui propri dispositivi e il phishing continua a essere una delle minacce informatiche più diffuse. Secondo Kaspersky, nel 2025 in Europa sono stati cliccati oltre 131 milioni di link di phishing.

Nonostante questi link dannosi siano stati tutti rilevati e bloccati dalle soluzioni dell’azienda, molti utenti non proteggono i propri dispositivi, esponendosi al furto di credenziali. Gli esperti di Kaspersky hanno pertanto tracciato il percorso dei dati sottratti durante gli attacchi di phishing, mostrando come questi vengano successivamente utilizzati e scambiati sui mercati clandestini.

I criminali attirano le vittime su siti web falsi

L’analisi mette in luce gli strumenti e i processi impiegati per raccogliere, verificare e monetizzare credenziali rubate (dati personali e informazioni finanziarie), evidenziando i rischi persistenti per le vittime anche a distanza di anni dalla violazione iniziale.

Spesso gli aggressori attirano le vittime su siti web falsi, inducendole a cedere inconsapevolmente credenziali di accesso, informazioni personali o dettagli delle carte di credito.
Secondo Kaspersky, l’88,5% degli attacchi di phishing ha preso di mira le credenziali degli account online, il 9,5% si è concentrato su dati personali, come nomi, indirizzi e date di nascita, mentre il 2% aveva come obiettivo le informazioni relative alle carte di credito.

Lotti di informazioni venduti “all’ingrosso” sui forum

Una volta acquisiti, questi dati vengono convogliati attraverso sistemi automatizzati specializzati, progettati appositamente per gestire grandi volumi di informazioni.
Tali sistemi sono offerti come Platform-as-a-Service (PaaS) e vengono sviluppati direttamente dagli aggressori, oppure sono basati su framework legittimi utilizzati per la creazione di siti web o applicazioni.

Secondo Kaspersky Digital Footprint Intelligence, gli hacker consolidano i dati sottratti in ‘dump’, ovvero, grandi lotti di informazioni verificate, spesso venduti sui forum del dark web a 50 dollari o meno per le vendite all’ingrosso.

Un’arma da usare per furti di identità, ricatti o frodi finanziarie

Gli account di maggiore valore raggiungono prezzi più elevati. Gli accessi alle piattaforme di criptovaluta hanno infatti un prezzo medio di 105 dollari, i conti bancari di 350 dollari, i portali di e-government di 82,50 dollari e i documenti personali di 15 dollari.

“I dati rubati diventano un’arma persistente per i criminali informatici. Sfruttando le informazioni disponibili pubblicamente e i dati provenienti da violazioni passate, gli aggressori possono mettere a punto truffe altamente personalizzate, trasformando vittime occasionali in obiettivi a lungo termine per furti di identità, ricatti o frodi finanziarie”, commenta Olga Altukhova, Security Expert di Kaspersky.