Archivi autore: valeriam10

Data Center: l’Italia si candida a protagonista del futuro digitale europeo

Il boom incredibile dell’intelligenza artificiale e la sempre maggiore esigenza di archiviazione e potenza di calcolo stanno rivoluzionando il settore dei Data Center a livello globale. Secondo le proiezioni, il volume di dati generati e trattati nel mondo passerà da 149 zettabyte nel 2023 a oltre 394 entro il 2028. A guidare questa transizione sono gli Stati Uniti, con oltre 5.000 centri attivi, seguiti dall’Unione Europea.

In questa corsa tecnologica, l’Italia si posiziona al 5° posto in Europa e al 12° a livello globale, rappresentando il 7,6% del totale europeo. Un dato che evidenzia come il nostro Paese sia sempre più attrattivo per gli investimenti nel digitale.

Le condizioni favorevoli per attrarre investimenti

L’Italia offre una combinazione unica di vantaggi competitivi: territori già urbanizzati e connessi, tempi rapidi di connessione alla rete elettrica, e un mix energetico variegato, che include fonti rinnovabili, biometano, idrogeno e tecnologie di carbon capture.

Secondo la Community “Data Center Italia” del TEHA Group, queste condizioni potrebbero generare fino a 23 miliardi di euro di investimenti in nuove infrastrutture entro il 2030, con un potenziale impatto triplo in termini occupazionali.

Le criticità: formazione, burocrazia e rete energetica

Non mancano però le sfide da affrontare: dalla scarsità di personale qualificato alla necessità di snellire i processi autorizzativi, fino alla distribuzione dell’energia. Se da un lato la produzione da fonti rinnovabili è in crescita, la rete di distribuzione non è ancora adeguata a sostenere l’espansione prevista del settore.

Il consumo dei Data Center, tra il 2020 e il 2028, crescerà di 6 TWh: un valore che richiede una pianificazione efficiente per non creare colli di bottiglia infrastrutturali.

Verso un hub a impatto zero

Per rispondere a queste sfide, la Community di TEHA propone la creazione di un Net Zero Digital Energy Hub, un modello integrato che unisca IT, energia e urbanistica, sfruttando anche fonti non convenzionali come l’idrogeno e il biometano.

Un ecosistema resiliente, pensato per ridurre l’impatto ambientale e garantire approvvigionamento sicuro.

Il Technology Forum 2025 accende i riflettori sul digitale

Tutti questi temi saranno discussi all’edizione 2025 del Technology Forum, in programma l’8 e 9 maggio a Stresa. L’evento riunirà imprese, istituzioni e ricercatori per esplorare il ruolo strategico dei Data Center, all’intersezione tra AI, energia e innovazione, e delineare una visione condivisa per il futuro digitale dell’Italia e dell’Europa.

Benessere: vivere healthy ed essere sani non sempre coincidono

Tra ciò che le persone credono riguardo al proprio benessere e le loro effettive abitudini quotidiane emerge una distanza significativa.
Lo conferma la WIN Worldview Survey, svolta in Italia con il contributo di BVA Doxa: sentirsi sani non equivale necessariamente a vivere in modo sano.

In Italia, ad esempio, il 79% della popolazione si considera in buona salute, ma questo dato si scontra con livelli preoccupanti di stress, sedentarietà e uso di farmaci.
A livello globale, il quadro non è meno complesso. Mentre molti Paesi vantano una percezione ottimistica della propria salute, fattori come disuguaglianze educative, digitali e socioeconomiche continuano a minare il benessere reale.

Livello di istruzione e livello di salute

A livello globale, il 75% delle persone si considera in buona salute, un dato stabile dal 2018, ma questo ottimismo soggettivo non sempre riflette abitudini salutari.

In Italia la percezione è ancora più alta (79%), ma varia significativamente con l’età, dall’85% degli under25 si scende al 69% tra gli over64. Non emergono differenze rilevanti tra Nord e Sud Italia, ma al Centro la percentuale cala leggermente al 75%.
Tuttavia, il livello di istruzione risulta determinante: il 21% di chi possiede un master o un dottorato si considera ‘molto sano’, contro il 14% di chi ha solo l’istruzione di base.

Stress, sonno e farmaci, segnali di un malessere sottotraccia

Nonostante una percezione di salute generalmente alta, lo stress colpisce circa il 38% degli italiani, con picchi tra le donne (47%) e i giovani sotto 34 anni (50%).

Anche la qualità del sonno è compromessa: solo il 51% degli italiani afferma di dormire bene, sebbene al Centro la percentuale salga al 56%. L’uso di farmaci prescritti coinvolge un italiano su tre, con un chiaro aumento nella fascia over 64 (69%).
A livello globale, il 35% delle persone ricorre all’automedicazione, soprattutto i giovani sotto 44 anni e chi ha un basso livello di istruzione. Un fenomeno più diffuso in Paesi come Marocco (39%) e Pakistan (36%), e quasi inesistente in Vietnam (5%) e Norvegia (2%).

Tecnologia e salute mentale

Il 50% della popolazione mondiale riconosce gli effetti negativi dell’uso eccessivo della tecnologia sulla salute fisica e sulla qualità del sonno. Un terzo riferisce conseguenze sulla salute mentale, con il 16% che soffre spesso di ansia o depressione associate all’abuso di schermi. Giovani e donne sono i gruppi più colpiti.
In Italia, poi, il 21% fuma regolarmente, con un picco del 36% tra i 25-34enni, e il 14% consuma abitualmente alcolici.

L’attività fisica regolare coinvolge invece solo il 36% della popolazione (31% over64). Globalmente, si registra una crescita dal 37% nel 2018 al 43% nel 2025.
Tuttavia, le disuguaglianze restano marcate. Il divario di genere è ancora evidente (45% uomini vs 40% donne), così come quello educativo: solo il 34% di chi ha un basso livello di istruzione fa attività fisica regolare, contro il 58% tra chi possiede un master o un dottorato.

L’Italia e i media nel 2025: la TV resta la più seguita, ma il digitale incalza

Il 20° Rapporto sulla Comunicazione del Censis conferma la crescente centralità dei media digitali. Oltre il 90% degli italiani utilizza Internet, mentre gli smartphone raggiungono l’89,3% della popolazione.

I social network crescono fino all’85,3%, consolidando il loro ruolo come strumenti principali di comunicazione e informazione. Tra i giovani, Instagram guida la classifica con il 78,1% di utenti, seguito da YouTube (77,6%) e TikTok (64,2%).

La televisione resiste, la radio si rinnova

Nonostante la digitalizzazione, la televisione rimane il media più seguito, con il 94,1% degli italiani che la guardano. In particolare, la TV satellitare cresce al 47,7%, la web TV al 58,4% e la mobile TV al 35%.
Anche la radio mantiene solidamente le sue posizioni, con il 79,1% di ascoltatori. Si diversificano i metodi di fruizione : la radio tradizionale cresce al 46,8%, mentre la radio mobile tocca il 25,4%.

La carta stampata non piace più

Brutte notizie, invece, per la carta stampata. I quotidiani cartacei continuano a perdere lettori, attestandosi al 21,7%, con un calo del 45,3% rispetto al 2007. Anche i settimanali (-2,2%) e i mensili (-1,3%) soffrono la perdita di utenti.
La lettura dei libri registra una battuta d’arresto: i lettori scendono dal 45,8% al 40,2%, mentre gli e-book restano fermi al 13,4%.

I social network fanno parte della quotidianità 

Le piattaforme social sono ormai un punto fermo nella vita dei giovani. Instagram, YouTube e TikTok dominano la scena, mentre WhatsApp (87,4%) e Telegram (42,9%) si confermano strumenti di comunicazione imprescindibili.
Anche le piattaforme di e-commerce, come Amazon (60,1%), sono ampiamente utilizzate.

Spesa e consumi mediatici delle famiglie

Nel 2023, la spesa per dispositivi digitali ha raggiunto i 14,9 miliardi di euro. Al contrario, l’acquisto di libri e giornali è diminuito del 37,6% rispetto al 2007.
Le famiglie italiane spendono oggi cinque volte di più in apparecchiature informatiche rispetto a 17 anni fa.

Libertà d’espressione sui social: sì o no? 

Il 55,9% degli italiani ritiene che i social media debbano garantire libertà d’espressione, anche se il 38,6% chiede limitazioni per contenuti pericolosi.
Il 40,4% pensa invece che siano necessarie regole più rigide.

Algoritmi e influencer

Solo il 42,6% degli italiani sa realmente cosa sia un algoritmo. Il 59,9% degli utenti si sente influenzato nelle proprie scelte da motori di ricerca e feed social.

Inoltre, il fenomeno degli influencer mostra i primi segnali di crisi: il 71,2% degli italiani dichiara di non seguirli attivamente.

Bollette in Lombardia: nel 2024 aumenta ancora il gas, cala l’elettricità

Nel 2024, le famiglie residenti in Lombardia con contratti di fornitura nel mercato libero a tariffa indicizzata hanno speso, in media, 797 euro per la bolletta dell’energia elettrica e 1.599 euro per il gas. Secondo l’analisi di Facile.it, questo si traduce in una riduzione del 5% sulla spesa elettrica rispetto al 2023, mentre il costo del gas ha subito un incremento del 4%.

Gli esperti del settore avvertono che la tendenza al rialzo dei prezzi delle materie prime, iniziata già nella seconda metà del 2023, potrebbe proseguire nel 2025. La scelta oculata del fornitore diventa quindi una strategia essenziale per contenere le spese e non subire rincari eccessivi.

Dove si paga di più la luce?

L’analisi evidenzia che le famiglie lombarde hanno speso, mediamente, il 12% in più rispetto alla media nazionale per luce e gas, con significative differenze tra le province.

Per quanto riguarda l’elettricità, la provincia con la bolletta più alta è stata Mantova, dove la spesa media ha raggiunto i 879 euro annui per un consumo di 2.571 kWh. Seguono Lodi con 823 euro e Brescia con 818 euro. Anche Cremona (814 euro), Varese (812 euro) e Pavia (811 euro) si collocano nella fascia alta della spesa energetica.

Le province con i costi più contenuti sono risultate Lecco, con una spesa media di 771 euro e consumi pari a 2.134 kWh, e Sondrio, che con consumi più bassi (2.068 kWh) ha registrato la bolletta meno cara della regione, pari a 755 euro.

Il gas pesa di più sui bilanci familiari

Diverso è il discorso per il gas, dove le bollette più elevate sono state registrate nella provincia di Como, con una spesa media annua di 1.789 euro per 1.378 Smc. Seguono Varese (1.783 euro), Pavia (1.748 euro) e Cremona (1.717 euro).

Al contrario, Milano ha avuto la bolletta del gas più bassa della regione, con una spesa media di 1.384 euro per un consumo di 1.042 Smc.

Cosa accadrà nel 2025?

I dati raccolti da Facile.it mostrano che la spesa energetica in Lombardia resta tra le più alte in Italia, con grandi variazioni a livello territoriale. L’andamento dei prezzi delle materie prime e la scelta del fornitore incideranno fortemente sulle bollette future.

Per questo, gli esperti consigliano di monitorare costantemente il mercato e valutare con attenzione le offerte disponibili. Insomma, gli utenti dovrebbero sempre confrontare proposte e tariffe per trovare la fornitura più conveniente.

Il mercato immobiliare secondo i dati notarili nel II trimestre 2024

Lo conferma l’Istat sulla base dei dati relativi alle convenzioni notarili di compravendita: nel II trimestre 2024 il mercato immobiliare registra un aumento superiore al 4,0% rispetto allo stesso periodo del 2023. 

In particolare, il comparto abitativo cresce del 3,9%, con variazioni positive nel Nord-Ovest, Nord-Est e Sud, mentre cala nel Centro e nelle Isole. Il settore economico, invece, cresce in tutte le aree geografiche del Paese.
Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare a livello nazionale sono 85.285, con un andamento differenziato sul territorio. Ovvero, stabile al Centro, in aumento in tutte le altre aree.

Convenzioni notarili di compravendita: 245.565

Nel II trimestre 2024 sono 245.565 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari. La variazione percentuale calcolata sul dato destagionalizzato è di +0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre la variazione su base annua calcolata sul dato grezzo è di +4,2%.

Nel confronto congiunturale le compravendite del comparto abitativo sono in aumento nel Nord-Est (+2,6%) e nel Nord-Ovest (+1,7%), mentre diminuiscono nelle Isole (-3,3%), nel Centro (-1,7%) e al Sud (-0,9%). Le compravendite di immobili a uso economico sono in diminuzione nel Nord-Est (-2,6%), nelle Isole (-2,2%), nel Nord-Ovest (-2,1%) e nel Centro (-1,6%), mentre sono in aumento al Sud (+1,8%).

Il 93,7% delle stipule riguarda immobili a uso abitativo

Il 93,7% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (230.180), il 5,9% quelli a uso economico (14.433) e lo 0,4% quelli a uso speciale e multiproprietà (952).
Rispetto al II trimestre 2023, le transazioni immobiliari aumentano del 3,9% nel comparto abitativo e del 7,9% nell’economico.

A livello territoriale, il settore abitativo su base annua segna variazioni percentuali positive nel Nord-Ovest (+13,7%), nel Nord-Est (+1,0%) e al Sud (+0,9%), mentre diminuisce nel Centro (-3,5%) e nelle Isole (–0,7%). Il settore economico è in crescita in tutte le aree geografiche del Paese: Nord-Ovest (+12,2%), Isole (+8,9%), Nord-Est (+8,7%), Centro (+6,2%) e Sud (+1,7%).
Le compravendite crescono nei grandi e nei piccoli centri, sia nel settore abitativo (rispettivamente, +8,0% e +0,9%) sia nel comparto economico (rispettivamente, +8,4% e +7,6%).

Mutui e finanziamenti: +8,6% in un anno

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 85.285. La variazione percentuale calcolata sul dato destagionalizzato è +5,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la variazione su base annua calcolata sul dato grezzo è pari a +8,6%.

Su base congiunturale, l’aumento interessa tutto il territorio nazionale (Nord-Ovest +8,8%, Sud +5,5%, Nord-Est +5,1%, Centro +2,4% e Isole +2,1%).
Su base annua, a eccezione del Centro Italia, che rimane sostanzialmente stabile (-0,3%), i mutui registrano un aumento nel Nord-Ovest (+21,0%), nel Nord-Est (+5,2%), nelle Isole (+3,7%), e al Sud (+3,4%). E sia nei grandi sia nei piccoli centri (rispettivamente, +14,2% e +4,5%).

Viaggiare: nel 2025 vince il Mindscape in treno

Il Travel Trend 2025 di Trainline condotto da SWG identifica una nuova tendenza di viaggio per il 2025: il mindscape. Il perfetto equilibrio tra ‘mindful’, che denota la consapevolezza del momento, e ‘landscape’, il paesaggio che accompagna il viaggio.
In pratica, mindscape definisce un modo di viaggiare consapevole in cui la bellezza del paesaggio circostante diventa fonte di relax e ispirazione.
E il treno, con la sua comodità e il panorama in movimento, è il mezzo ideale per abbracciare questa filosofia.

Gli italiani stanno riscoprendo il piacere del viaggio lento e consapevole. Preoccupati del cambiamento climatico, per gli italiani viaggiare in treno è una decisione responsabile che aiuta a ridurre il proprio impatto ambientale. 

Libertà, relax, spensieratezza: il bello dei viaggi sui binari

Di fatto, l’88% degli intervistati considera il benessere una parte importante della propria esperienza di viaggio.
In particolare, gli aspetti del viaggio in treno più apprezzati dai viaggiatori mindscapers riguardano la libertà di dedicarsi ad altre attività durante il viaggio (58%), il relax e la pace offerti dall’opportunità di guardare fuori dal finestrino scoprendo angoli nascosti del paesaggio (35%), e il senso di spensieratezza e tranquillità che si prova quando i binari scorrono (16%).

Il 46% degli intervistati apprezza anche il fatto che il treno permette di raggiungere direttamente il cuore delle città, eliminando le preoccupazioni legate al traffico e al parcheggio.
Un vantaggio, quest’ultimo, fondamentale per il 40% degli intervistati.

Combinare sostenibilità, comfort e contemplazione

La popolarità dei viaggi in treno è ulteriormente sostenuta dall’aumento della domanda di itinerari panoramici, treni storici e treni notturni (+17%). Opzioni di viaggio che uniscono il comfort alla contemplazione.

I viaggi notturni in treno permettono ai passeggeri di addormentarsi cullati dal dolce movimento del treno, e di svegliarsi in un nuovo paesaggio, ottimizzando il tempo, eliminando i costi per l’alloggio e offrendo un’esperienza coinvolgente e senza soluzione di continuità.
Tuttavia, il benessere non è l’unica forza trainante della tendenza a viaggiare mindscapeful.

Anche l’ambiente gioca un ruolo fondamentale.
Per il 42% degli intervistati il viaggio in treno è il modo perfetto per combinare sostenibilità e piacere del viaggio.

Pianificazione intelligente e ottimizzazione dei costi

Nel 2024, un italiano su 2 ha optato almeno una volta per un viaggio in treno piuttosto che in aereo, mentre il 68% ha scelto il treno al posto dell’auto.
Forse, perché oggi il 46% dei viaggiatori (in aumento del 5% rispetto al 2023) tiene conto dell’impatto ambientale quando pianifica un viaggio.

Si tratta di un cambiamento particolarmente evidente tra la Generazione Z, più attenta quando si tratta di mobilità sostenibile.
Ma i mindscaper sono attenti anche alle scelte economiche. Per loro, pianificazione intelligente dei viaggi e ottimizzazione dei costi sono coerenti con la consapevolezza rispetto all’ambiente.
Secondo il rapporto, per il 36% degli intervistati, la convenienza è infatti uno dei vantaggi principali dei viaggi in treno.

Lavoro : gli uomini “invadono” le professioni femminili. Sono oltre 420.000, +33% in dieci anni

Oggi in Italia sono oltre 420 mila gli uomini che lavorano in settori considerati tradizionalmente femminili. Un ‘piccolo esercito’ che contribuisce per oltre 31 miliardi di euro al Prodotto interno lordo (Pil) del nostro Paese.

Negli ultimi anni il mondo del lavoro è stato investito da diversi cambiamenti epocali. Oltre alla digitalizzazione e all’uso sempre più intensivo dell’Intelligenza artificiale, si sta assistendo anche a un’altra rivoluzione. Se da una parte il gender gap professionale a sfavore delle donne si sta riducendo, dall’altra molti uomini iniziano a svolgere mansioni, e a ‘occupare’ ruoli, considerati tradizionalmente ‘rosa’. Tanto che in 10 anni la presenza maschile in professioni storicamente femminili è aumentata del 33%.

Estetisti alla riscossa

Sono sempre di più gli uomini che si stanno rivolgendo verso ambiti e comparti professionali fino a qualche decennio fa considerati esclusivamente di appannaggio delle donne.

Il primo campo interessato da questa ‘invasione maschile’ è il settore infermieristico, che nonostante ancora oggi sia costituito da personale femminile per quasi l’80%, ormai da tempo si caratterizza da una forte presenza di uomini. Ma non mancano babysitter maschi, insegnanti elementari, estetisti e receptionist. Tanto che secondo una ricerca condotta dallo Studio Susini Group stp, la realtà fiorentina che si occupa di consulenza del lavoro, in Italia negli ultimi dieci anni il numero di uomini impiegati in professioni storicamente femminili è stimato in aumento di oltre il 30% (33%).

La Top 10 delle professioni rosa “occupate” dai maschi

Quali sono le cause di questo fenomeno? Il superamento degli stereotipi di genere, la crescente richiesta di lavoro in determinati settori e politiche aziendali sempre più orientate alla parità hanno spalancato le porte a un numero sempre maggiore di uomini. 

E quali sono le 10 professioni da sempre femminili con più uomini addetti? Anzitutto la professione infermieristica, con 95.000 uomini impiegati, seguita dal settore della ristorazione, con 82.000 operatori maschili, le vendite al dettaglio (75.000), l’assistenza sanitaria domiciliare (61.000), l’insegnamento nella scuola primaria (48.000). 

“In futuro le barriere di genere saranno solo un ricordo del passato”

Ma anche il settore delle pulizie, con 41.000 addetti maschi, quello dell’assistenza all’infanzia (35.000), l’assistenza sociali (31.500), e poi, le posizioni di segreteria e receptionist (28.000), e quelle di parrucchiere ed estetisti (23.000),  riporta Adnkronos.

“Se questa tendenza continuerà a crescere, potremmo assistere a un mercato del lavoro sempre più inclusivo, dove le barriere di genere saranno solo un ricordo del passato – ha commentato Sandro Susini, fondatore di Susini Group stp -. Il futuro del lavoro sembra destinato a essere più equo e più bilanciato per tutti”.

Le nuove leve della crescita aziendale? AI e big data

A oggi, il 65% delle imprese ha adottato l’Intelligenza artificiale in almeno un ambito operativo, quasi il doppio rispetto al 33% del 2023. In pratica, oggi l’Intelligenza artificiale non è più solo una promessa tecnologica, ma sta ridefinendo le funzioni aziendali, in particolare, il ruolo delle Risorse Umane.
Emerge dal ‘McKinsey 2024 Global Survey on AI’, riportato all’interno della ricerca ‘Com’è cambiato e come sta cambiando il ruolo dell’HR’, condotta da TeamSystem.

Secondo Donatella Isaia, Group Chief People & Culture Officer di TeamSystem, sintetizza così l’importanza di questa rivoluzione tecnologica: “I big data ci aiutano a comprendere fenomeni complessi e a semplificare il lavoro, favorendo relazioni più autentiche e sostenibili all’interno dell’azienda”. 

Più tempo per i professionisti grazie all’automazione

Le HR si stanno trasformando in un motore strategico per il successo aziendale grazie alle potenzialità dell’Intelligenza artificiale. Non si tratta più solo di snellire attività amministrative, ma utilizzare strumenti avanzati per prevenire il turnover, migliorare la retention dei talenti e garantire processi di selezione più equi e inclusivi.

Di fatto, l’Intelligenza artificiale libera i professionisti HR dalle incombenze ripetitive, consentendo loro di focalizzarsi su aspetti fondamentali come la costruzione di ambienti di lavoro inclusivi e lo sviluppo delle persone.

“L’Intelligenza artificiale non è un sostituto del tocco umano – aggiunge Donatella Isaia -. È uno strumento che consente di ottimizzare il tempo e le risorse, così da concentrarsi su ciò che davvero conta: il benessere e la crescita delle persone”.

Mai perdere di vista l’importanza della persona come pilastro del successo organizzativo

Ma con l’adozione crescente dell’Intelligenza artificiale, le Risorse Umane stanno anche evolvendo verso una funzione sempre più strategica. Gli strumenti tecnologici permettono di monitorare costantemente il clima aziendale, migliorare il benessere dei dipendenti e ottimizzarne la gestione, rafforzando la competitività delle imprese.

Guardando al 2025, l’integrazione tra Intelligenza artificiale e HR rappresenta una direzione chiave per le aziende che vogliono massimizzare efficienza e risultati, senza mai perdere di vista l’importanza della persona come pilastro del successo organizzativo.

Innovazione e competenze digitali al servizio delle HR

TeamSystem è una realtà all’avanguardia nell’adozione di Intelligenza artificiale e big data per trasformare il settore delle Risorse Umane. Il suo ecosistema tecnologico supporta infatti processi fondamentali come il recruiting e la formazione, ponendo grande attenzione allo sviluppo delle competenze digitali.

Attraverso iniziative come il programma ‘Digital Matters’, l’azienda promuove l’apprendimento continuo, preparando i propri collaboratori ad affrontare le sfide del futuro con un approccio consapevole e proattivo.

Il settore ICT in Italia: un business che vale 2,5 miliardi di euro


Il 2022 ha confermato il settore ICT come pilastro fondamentale per la competitività dell’economia italiana, riportando il Paese ai livelli di investimento pre-pandemia.

Secondo il rapporto “Ricerca e Innovazione ICT in Italia”, realizzato da Anitec-Assinform in collaborazione con APRE, la spesa per la Ricerca e Sviluppo (R&S) intra-muros nel settore ICT ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro, segnando un incremento dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Di questa cifra, quasi la metà è stata destinata al software e ai servizi IT, mentre il comparto hardware ha registrato un aumento significativo del 7,1%.

L’84% degli investimenti è stato sostenuto da fondi privati, dimostrando il forte impegno delle aziende italiane nell’innovazione tecnologica. Con 52.000 addetti e quasi 19.600 ricercatori a tempo pieno, il settore privato si conferma il motore principale dello sviluppo tecnologico avanzato nel Paese.

Ritardi e margini di miglioramento

Nonostante i progressi, l’Italia continua a soffrire di un ritardo rispetto alle principali economie europee. Tra il 2010 e il 2022, la quota italiana di spesa per R&S ICT è scesa dal 9,5% al 6,7% della spesa complessiva dell’UE27.

Inoltre, mentre il programma Horizon 2020 ha portato al Paese 724 milioni di euro per progetti ICT, e Horizon Europe ne ha garantiti 293 milioni entro il 2024, il tasso di successo italiano rimane inferiore a quello di nazioni come Germania e Francia.

Strategie per rafforzare il settore ICT

Il rapporto Anitec-Assinform propone quattro misure strategiche per migliorare la competitività del settore. Innanzitutto attivare sinergie nei programmi europei, promuovendo la collaborazione pubblico-privata per accedere ai fondi Horizon Europe e Digital Europe, integrando tecnologie come intelligenza artificiale, cybersicurezza e supercalcolo.

Poi sarebbe opportuno migliorare le agevolazioni fiscali per la R&S ICT, semplificando l’accesso e aumentando i massimali. Infine, andrebbe adottato un modello a rete per coordinare gli investimenti e aumentare la produttività brevettuale e andrebbe promossa la formazione e l’assunzione di ricercatori specializzati, anche attraverso dottorati industriali.

Quantum Technologies: una nuova frontiera

La seconda parte del rapporto esplora il potenziale rivoluzionario delle tecnologie quantistiche, come Quantum Computing, Quantum Communication e Quantum Sensors. Pur essendo ancora in fase di sviluppo, queste innovazioni potrebbero trasformare settori chiave come sicurezza informatica, intelligenza artificiale e gestione dei dati.

Per competere a livello globale, il rapporto sottolinea la necessità di incrementare drasticamente gli investimenti pubblici e privati, creando un ecosistema che favorisca la ricerca applicata, la protezione brevettuale e la collaborazione tra pubblico e privato.

“L’Italia ha l’opportunità di emergere come leader nelle tecnologie quantistiche,” afferma Claudio Bassoli di Anitec-Assinform. “Rafforzare gli investimenti e promuovere la collaborazione internazionale saranno elementi decisivi per ridurre il divario tecnologico con le grandi potenze e conquistare un ruolo da protagonista nei mercati emergenti.”

Social media popolarissimi tra i bambini, nonostante i limiti di età: quali sono i rischi?

Uno studio condotto recentemente dall’Università della California di San Francisco ha rivelato che la maggior parte degli undicenni e dodicenni utilizza piattaforme come TikTok, Instagram, YouTube e Snapchat, nonostante il requisito di età minima di 13 anni. Sorprendentemente, il 6,3% di questi giovani possiede un account segreto, nascosto ai genitori.

Lo studio, pubblicato nella rivista Academic Pediatrics, ha coinvolto oltre 10.000 bambini tra gli 11 e i 15 anni. I risultati, riporta Agi, evidenziano che TikTok è la piattaforma preferita, ma molti bambini possiedono anche più account su altre piattaforme social.

Segni di dipendenza fin da piccolissimi

Un dato preoccupante è che il 25% dei bambini intervistati ammette di pensare spesso ai social media, mentre un altro 25% li utilizza per sfuggire ai propri problemi. Il 17% ha tentato di ridurne l’uso senza successo, e l’11% dichiara che un uso eccessivo ha compromesso il rendimento scolastico.

Jason Nagata, pediatra presso l’UCSF Benioff Children’s Hospitals e autore principale dello studio, ha sottolineato come l’uso problematico dei social media possa mostrare caratteristiche simili a quelle delle dipendenze: difficoltà nel controllo, sintomi di astinenza, tolleranza, e persino conflitti nelle relazioni personali. Inoltre, l’abuso di queste piattaforme è stato collegato a sintomi di depressione, disturbi alimentari, ADHD e comportamenti dirompenti nei bambini.

La necessità di interventi a livello politico

Nagata ha invitato i decisori politici a considerare non solo le implicazioni di sicurezza nazionale, come nel caso del divieto su TikTok che dovrebbe essere discusso dalla Corte Suprema, ma anche il benessere dei bambini. “È fondamentale adottare misure che proteggano i più giovani e li aiutino a sviluppare un rapporto sano con i social media”, ha dichiarato.

Il piano per le famiglie

Per mitigare gli effetti negativi, l’American Academy of Pediatrics ha sviluppato il Family Media Plan, uno strumento che aiuta le famiglie a stabilire regole per bilanciare il tempo online e offline.

Nagata, padre di due bambini, incoraggia i genitori a creare dialoghi aperti con i figli e a dare l’esempio con un uso responsabile degli schermi. “Le famiglie possono costruire relazioni solide educando i bambini a un rapporto sano con i media digitali”, ha concluso.