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Italia, bilancio di fine anno tra incertezze globali e sfide nazionali

Il 2024 si chiude in un clima di incertezza globale. I conflitti in corso, le crescenti tensioni geopolitiche e il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti alimentano timori di profondi cambiamenti negli equilibri mondiali.

L’Europa, ancora in cerca di una strategia unitaria sulla difesa, fatica a rispondere con coesione a questi scenari. Intanto, l’espansione delle aree di crisi e l’evolversi del conflitto in Ucraina acuiscono la percezione di vulnerabilità tra i cittadini italiani.

Economia col fiato corto

A livello nazionale, l’economia mostra segnali di debolezza. La riduzione delle stime di crescita del PIL e la flessione della produzione industriale delineano un quadro complicato. Tuttavia, i consumi sembrano reggere nel breve termine, come evidenziato dai dati Istat, ma le prospettive a medio-lungo termine rimangono poco rosee.

Solo il 20% degli italiani prevede un miglioramento economico nei prossimi mesi, mentre il 35% teme un peggioramento. Questo sentiment di pessimismo è in crescita rispetto agli ultimi anni, e riflette un calo di fiducia verso il futuro.

Priorità e preoccupazioni degli italiani

Le questioni economiche e lavorative sono in cima all’agenda delle preoccupazioni nazionali, con il 54% degli intervistati che le considera prioritarie. La sanità segue al secondo posto, con il 35% delle menzioni, evidenziando una crescente attenzione verso i problemi del sistema sanitario pubblico, tra cui carenze nei servizi diagnostici e difficoltà nell’assistenza di base.

Anche le questioni ambientali guadagnano terreno, mentre temi come immigrazione e sicurezza sono meno centrali rispetto agli anni precedenti.

I conflitti e le loro implicazioni

I conflitti internazionali continuano a pesare sull’opinione pubblica. Il 77% degli italiani è preoccupato per la guerra in Ucraina: si temono i rischi di un coinvolgimento diretto dell’Italia. Parallelamente, la crisi in Medio Oriente è motivo di preoccupazione, in particolare per le conseguenze umanitarie e geopolitiche.

In questo contesto, la maggioranza degli italiani auspica soluzioni diplomatiche e manifesta una crescente opposizione all’invio di armi nelle zone di guerra.

Il futuro? Un’incognita

Il clima generale di preoccupazione è accentuato dalla percezione di un peggioramento progressivo della qualità della vita. La combinazione di difficoltà economiche, tensioni geopolitiche e insoddisfazione verso le istituzioni rischia di alimentare un senso di distanza e sfiducia tra i cittadini.
Questo scenario richiede interventi concreti e una maggiore attenzione ai bisogni della popolazione per evitare che il disagio sociale si trasformi in un problema strutturale.

Frodi creditizie: i criminali puntano su importi superiori a 10.000 euro

Nel primo semestre 2024 in Italia si sono registrati oltre 17.200 casi di frodi creditizie, +0,6% rispetto allo stesso periodo del 2023, con un importo medio per frode di 4.568 euro e un valore economico complessivo che sfiora 79 milioni di euro.

Le frodi creditizie basate sul furto di identità continuano a rappresentare una sfida rilevante per il settore del credito, con particolare impatto sul credito al consumo. Sebbene si osservi un calo degli importi medi (-5,7%) e complessivi (-5,1%), inizia a preoccupare un cambio di strategia criminale, che punta ad aumentare l’importo frodato. L’analisi dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie evidenzia un forte incremento dei casi di frode con importi superiori a 10.000 euro (+82,2%).

Trend per fasce di importo

L’aumento dei casi di frode con importi superiori a 10.000 euro segnala l’evoluzione delle strategie criminali, e richiede monitoraggio e interventi di protezione più mirati e sofisticati.
I casi di frode con importo inferiore a 3.000 euro continuano a costituire la maggioranza in termini assoluti (27,4% del totale), ma calano del -15,5% rispetto al primo semestre 2023. Mentre la fascia di importo compresa tra 3.001 e 5.000 euro registra una diminuzione particolarmente marcata (-42,1%) rappresentando solo il 7,5% dei casi totali.

Quanto alle tipologie di finanziamento, il prestito finalizzato continua a essere la tipologia di prodotto più coinvolta (32,1%), tuttavia, negli ultimi anni è in calo e nel primo semestre del 2024 si riduce del -15,4%.

Tipologie di finanziamento più colpite

Un altro tipo di finanziamento in forte contrazione è quello delle carte di credito (-18,3%), ora circa il 10% dei casi totali.
In controtendenza, crescono le truffe che colpiscono il credito revolving, con un significativo aumento del +31,6% rispetto al primo semestre 2023. Aumentano anche i casi di frode sui prestiti personali (+7,4%, circa il 20% del totale), e continua la preoccupante ascesa delle frodi sui mutui: +64,5%.

Si diffonde poi una nuova tipologia di frode che colpisce la rateizzazione degli acquisti online (Buy Now, Pay Later, BNPL).
Sebbene rappresenti ancora solo il 4,5% dei casi, questa categoria mostra una crescita del +60.

Profilo delle vittime

L’analisi della distribuzione delle frodi per classi di età conferma il maggior aumento percentuale per le vittime ultrasessantenni (+13,6%). Al contrario, si osserva un calo significativo tra gli under30 (-9,3%), che restano però una delle fasce più coinvolte (oltre 1 caso su 5).

Ma sono i 41-50enni i più colpiti, con il 22,7% delle vittime, mentre i 31-40enni arrivano al 20,6% del totale.
La ripartizione percentuale delle frodi per regione mostra maggiore incidenza in Lombardia, Sicilia, Campania e Lazio, seguite da Puglia e Piemonte.

Nel primo semestre 2024 la Sicilia sorpassa la Campania e raggiunge il secondo posto, mentre il maggior incremento rispetto allo scorso anno si registra in Emilia-Romagna (+14,9%) e il calo maggiore in Puglia (-15,5%) e Veneto (-14,4%).

Mercato immobiliare: i trend del 2025

Nel 2025, nelle città metropolitane e nelle località turistiche crescerà la domanda di immobili residenziali di alta qualità, trainata da investitori internazionali.
I prezzi torneranno quindi a salire fino al 5% % in più rispetto al 2024. Ma solo nelle grandi città, come Roma e Firenze, mentre nelle aree suburbane e rurali il mercato sarà stabile o subirà un leggero calo.

Discorso a parte per Milano, dove è previsto un calo su prezzi e compravendite: la città si appresta infatti ad affrontare una fase di assestamento dopo l’euforia degli ultimi anno.
Secondo Century 21 Italia, tra i principali trend del mercato immobiliare italiano nel 2025 continueranno a crescere i prezzi anche dei magazzini logistici. Questo, grazie alla spinta dell’e-commerce.

L’e-commerce rivoluziona le città

Dopo aver rivoluzionato la vendita di prodotti e servizi dal 2020 in poi, l’e-commerce si prepara a rivoluzionare anche le città.
Sono i magazzini logistici, infatti, i veri protagonisti del mercato immobiliare nel 2025, i cui prezzi, secondo le stime di Century 21 Italia, cresceranno fino al 10% in più rispetto al 2024. 

“In particolare – spiega Marco Tilesi, ceo di Century 21 Italia – l’attenzione sarà sui magazzini moderni e sui centri logistici, specialmente nelle vicinanze di hub di trasporto e porti. Questa asset class manterrà un tasso di crescita elevato, con rendimenti attrattivi per gli investitori istituzionali”.

Il settore turistico punta su immobili luxury ed eco-friendly

Un aumento dei prezzi è atteso anche per la compravendita di immobili legati al settore turistico. Per l’hotellerie ci si aspetta un moderato aumento delle transazioni, il che implica che il mercato sarà attivo, ma gli investitori saranno selettivi.

Per quanto riguarda le locazioni turistiche, la forte crescita delle transazioni si tradurrà in un mercato molto dinamico, con una domanda alta per immobili da convertire in locazioni turistiche, con un aumento dei prezzi dal 3% al 4%.
Quanto al retail, vedrà un aumento dei prezzi di vendita moderato, e si focalizzerà su esperienze di acquisto fisiche abbinate a soluzioni digitali (phygital), con un’attenzione particolare ai centri commerciali e agli outlet.

La domanda sarà perciò più o meno stabile, ma selettiva, legata a location e spazi di qualità.


Uffici: si cercano soluzioni a uso misto e sostenibile

Per gli uffici, invece, i prezzi resteranno stabili e la domanda potrebbe addirittura subire una leggera contrazione.
Si tratta di “Un trend dato dalla necessità di riconvertire gli uffici tradizionali in spazi flessibili – aggiunge Tilesi – La ripresa economica globale e i cambiamenti nei modelli di lavoro ibridi e remoti influenzeranno infatti la domanda di spazi commerciali e uffici”.

Il focus sarà dedicato agli edifici a uso misto che riusciranno a combinare residenziale, commerciale e spazi pubblici.
In questo senso, si registrerà una forte crescita di soluzioni abitative innovative come il coliving, e diventeranno centrali i progetti di rigenerazione urbana. Anche grazie a un altro aspetto ormai all’attenzione di tutto il mondo real estate: la sostenibilità.

Lavoro: nel 2024 ingegneri elettronici e falegnami sono introvabili

Su un totale di 5,5 milioni di assunzioni, programmate per il 2024 dalle imprese dell’industria e dei servizi, l’80% dei titoli riguarda, ITS Academy, diplomi, lauree e IeFP (istruzione e formazione professionale).
In dettaglio, le imprese contano di inserire nell’organico 772mila figure professionali con un titolo terziario, di cui 691mila laureati e 81mila diplomati ITS Academy.

Sono invece quasi 1,4 milioni i diplomati tecnico-professionali ricercati, cui si aggiungono, tra i diplomati quinquennali, oltre 145mila liceali, e 2,1milioni i diplomati IeFP.
Laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione, diplomati del sistema moda, qualificati nell’indirizzo legno sono i titoli di studio più difficili da trovare, con tassi di irreperibilità anche del 70%.

Emerge dal Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Le lauree più richieste

L’indirizzo economico è il corso di laurea più richiesto dalle imprese, con 205mila profili ricercati. Seguono i diversi indirizzi di ingegneria, per una richiesta complessiva di 143mila entrate (47mila ingegneria industriale, 43mila civile, 34mila elettronica/dell’informazione, quasi 19mila altri).
Tra gli altri indirizzi più richiesti, insegnamento e formazione (111mila), e sanitario/paramedico (55mila).
Una quota della domanda è riservata anche a laureati all’ambito scientifico/informatico (39mila) e chimico-farmaceutico (28mila). 

In un caso su due la ricerca di laureati da inserire in azienda presenta difficoltà, corrispondente a 352mila figure difficili da trovare.
Il maggiore gap tra domanda e offerta emerge per i laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione, nell’indirizzo sanitario/paramedico, medico-odontoiatrico e statistico.

Cercasi diplomati disperatamente

Le imprese incontrano difficoltà anche nel reperire diplomati: sono difficili da trovare il 48,7% dei diplomati quinquennali tecnico-professionali e il 30,2% dei profili legati alla formazione liceale.
Negli ambiti dei diplomi tecnico-professionali, condividono difficoltà di reperimento superiori al 60% le ricerche delle imprese di diplomati nel sistema moda, in meccanica, meccatronica ed energia, in elettronica ed elettrotecnica e in costruzioni, ambiente e territorio. A poca distanza (55%) i diplomati in turismo, enogastronomia e ospitalità, e in informatica e telecomunicazioni. 

L’indirizzo ristorazione, con quasi 443mila assunzioni programmate, concentra oltre un quinto della domanda di profili IeFP, mentre sono 256mila le richieste per l’ambito formativo servizi e sistemi logistici, e 241mila per l’indirizzo IeFP meccanico.

“La difficoltà di reperimento è un serio problema per il sistema produttivo”

“La difficoltà di reperimento delle persone rappresenta un serio problema per il sistema produttivo nazionale – sottolinea Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere -. In questo scenario, l’invecchiamento demografico sarà uno dei fattori più rilevanti nell’intensificare il mismatch nei prossimi anni. Per farvi fronte serve un mix di interventi dedicati: orientamento ai giovani, miglior dialogo scuola-impresa e una strategia nazionale per trattenere e valorizzare i giovani talenti, premiandone le competenze e soddisfacendone le legittime aspirazioni”. 

Affitti brevi: obbligo del CIN dal 2025, i proprietari sono pronti?

Sono in arrivo nuove regole per i cosiddetti affitti brevi. Dal 1° gennaio 2025, infatti, per gli immobili destinati agli affitti brevi sarà obbligatorio esporre il Codice Identificativo Nazionale (CIN). Tuttavia, molti proprietari sembrano non essere ancora preparati.

Secondo un’indagine condotta da Facile.it, il 33% dei proprietari, pari a circa 230.000 persone, dichiara di non essere a conoscenza di questa normativa.

Chi sono i proprietari di case in affitto breve?
Contrariamente all’idea diffusa, il 62% dei proprietari utilizza gli affitti brevi come fonte di reddito aggiuntiva e non come attività principale. Tra i giovani di età compresa tra 25 e 34 anni, però, questa modalità rappresenta un vero e proprio lavoro per oltre il 61% degli intervistati.

Le ragioni che spingono i proprietari a scegliere l’affitto breve sono diverse: il 39,8% lo fa per ottenere guadagni maggiori, il 35,7% per ridurre il rischio di inquilini morosi e il 28,3% per mantenere una maggiore flessibilità nella gestione dell’immobile. Inoltre, il 13,7% ha scelto questa formula per esperienze negative avute in passato con gli affitti a lungo termine.

Qualche difficoltà ad adeguarsi
La normativa, inizialmente prevista per novembre 2024, è stata posticipata al 2025. Nonostante il rinvio, il 44% dei proprietari non ha ancora richiesto il CIN, mentre il 33% ha presentato domanda senza però riceverlo. Questo significa che solo il 20% dei proprietari è già pronto a rispettare la nuova regola.

Tra chi non ha ancora fatto richiesta, il 30% prevede di farlo a breve, mentre il 38% preferisce informarsi meglio prima di decidere. Tuttavia, il 9,3% dei proprietari, circa 30.000 persone, ha dichiarato di voler abbandonare l’attività, ritenendo il nuovo quadro normativo troppo complesso. Questa percentuale sale al 14% tra i residenti del Sud e delle Isole. Inoltre, il 6% dei proprietari intervistati, pari a 18.000 persone, ha affermato di voler continuare a operare nonostante il mancato rispetto delle norme.

Obbligatorie anche altre misure di sicurezza
La normativa non si limita al CIN, ma impone anche l’installazione di dispositivi di sicurezza negli immobili. Il 63% dei proprietari ha già provveduto a montare rilevatori di fumo, mentre il 65% si è dotato di estintori. Tuttavia, solo il 49% ha installato rilevatori di monossido di carbonio.

Assicurarsi per maggiore tutela
Pur non essendo obbligatorie in molte regioni, le polizze casa sono ampiamente diffuse: il 65% dei proprietari ha stipulato una copertura contro i danni causati agli ospiti, mentre il 68% ha una polizza per proteggere l’immobile stesso.

Le nuove regole mirano a garantire maggiore trasparenza e sicurezza, ma i dati indicano che c’è ancora molto da fare affinché tutti i proprietari si adeguino entro i termini stabiliti.

In che modo l’lntelligenza Artificiale rivoluziona l’industria farmaceutica?

L’intelligenza artificiale (IA) sta avendo un impatto fortissimo nell’industria farmaceutica, accelerando i processi e migliorando l’efficienza in modi mai visti prima. Da tecnologia futuristica, l’IA si è rapidamente affermata come una risorsa cruciale per molte aziende del settore, che la integrano nelle loro attività quotidiane per la scoperta di nuovi farmaci, l’ottimizzazione dei processi e il miglioramento della produzione.

Questo è quanto emerge dal rapporto “AI: radiografia di una rivoluzione in corso” di Ascendant (parte del Gruppo Minsait-Indra), che analizza il livello di adozione dell’IA nelle aziende private e nelle istituzioni pubbliche.

Applicazioni dell’IA nello sviluppo e produzione di farmaci

Il rapporto evidenzia come oltre la metà delle aziende farmaceutiche (55%) utilizzi l’IA per progettare prodotti e servizi, in particolare nella fase di sviluppo dei farmaci. Il 33% delle imprese impiega questa tecnologia per monitorare malattie e rilevare tendenze in campo sanitario, mentre il 29% la applica direttamente nei processi di sviluppo e produzione dei farmaci.

La capacità dell’IA di elaborare e analizzare enormi quantità di dati velocemente consente di identificare più rapidamente i candidati farmaci promettenti e di ottimizzare le risorse impiegate.

Migliora anche l’aspetto operativo

L’uso dell’IA non riguarda solo la creazione di nuovi farmaci, ma anche l’efficienza operativa: il 70% degli intervistati vede nell’IA uno strumento chiave per incrementare l’efficienza. Inoltre, il 34% degli operatori farmaceutici considera l’IA uno strumento per migliorare il processo decisionale, mentre il 31% la vede come un’opportunità per ottimizzare l’esperienza dei pazienti, rendendo i servizi più mirati e personalizzati.

Quali sono le principali aree di applicazione?

L’adozione dell’IA è concentrata principalmente nelle operazioni interne dell’industria farmaceutica (65%) e nella gestione del rischio e della sicurezza informatica (54%). Questo focus è motivato dall’importanza di proteggere dati sensibili e di garantire la sicurezza dei pazienti e dell’intera filiera produttiva.

Nonostante i benefici, esistono delle barriere che limitano una piena integrazione dell’IA. Il 36% delle aziende dichiara una carenza di competenze specifiche nell’IA, seguita dalla mancanza di una visione strategica da parte del top management (35%) e dalle incertezze normative, che variano da regione a regione e ostacolano lo sviluppo e l’applicazione della tecnologia (31%).

L’adozione dell’intelligenza artificiale nell’industria farmaceutica è dunque in rapida crescita, ma la necessità di formazione e di un quadro normativo stabile rimangono essenziali per accelerare la rivoluzione digitale in questo settore cruciale.

Mutui: prorogate al 2027 le agevolazioni prima casa per giovani e famiglie

Il Fondo di garanzia mutuo prima casa, misura chiave destinata a sostenere l’accesso al credito immobiliare indirizzata ai giovani e alle famiglie italiane, è stato prorogato di due anni.
La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto infatti importanti proroghe e rafforzamenti a questa misura.

Le agevolazioni, inizialmente previste con scadenza al 2025, sono ora prorogate fino al 2027, con un rifinanziamento complessivo di 670 milioni di euro ripartito su tre anni.
In particolare, sono stati stanziati 130 milioni di euro per il 2025 e 270 milioni di euro per ciascuno degli anni successivi fino al 2027.
La proroga del Fondo, inoltre, introduce condizioni vantaggiose per alcune categorie di cittadini che rientrano nei requisiti per l’accesso prioritario al mutuo agevolato. 

Estensione delle garanzie per le categorie svantaggiate

In via ordinaria, il Fondo di garanzia mutuo prima casa può coprire fino al 50% dell’importo per mutui ipotecari destinati all’acquisto o alla ristrutturazione della prima casa, con un limite massimo di 250 mila euro.

Tuttavia, specifiche categorie di contribuenti, tra cui giovani coppie, nuclei monogenitoriali con figli minori e giovani under 36 con redditi sotto i 40 mila euro annui, potranno beneficiare di una garanzia estesa fino all’80% del valore del mutuo.
Anche i conduttori di alloggi di proprietà degli istituti autonomi per le case popolari potranno accedere a questa garanzia ampliata, che permette un sostegno significativo per chi desidera acquistare la prima abitazione.

Garanzie incrementate per i nuclei numerosi

In aggiunta alle categorie prioritarie, la manovra introduce anche livelli di garanzia più elevati per i nuclei familiari numerosi. La copertura del Fondo potrà raggiungere l’85% per le famiglie con quattro figli di età inferiore ai 21 anni e un ISEE non superiore a 45mila euro, e fino al 90% per i nuclei con cinque o più figli e ISEE fino a 50mila euro.

I nuclei con tre figli di età inferiore ai 21 anni e ISEE non superiore a 40 mila euro, invece, potranno contare su una garanzia fino all’80%.

Obiettivo, promuovere l’accesso all’abitazione alle fasce più vulnerabili della popolazione

Questa nuova fase del Fondo di garanzia per il mutuo prima casa, con il sostegno finanziario e le agevolazioni prorogate fino al 2027, mira a offrire un supporto concreto ai giovani e alle famiglie italiane, promuovendo l’accesso all’abitazione e migliorando la sicurezza economica per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Rifiuti elettronici: come smaltire i vecchi smartphone?

Gli italiani mostrano sempre più attenzione alla gestione dei prodotti elettronici a fine vita, i cosiddetti RAEE, Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. In particolare, i RAEE R4 comprendono piccoli prodotti elettronici di uso quotidiano, come smartphone, computer, auricolari e chiavette USB.
Con il rapido avanzamento della tecnologia, la gestione appropriata di questi rifiuti è fondamentale per ridurre l’impatto ambientale e promuovere una società più sostenibile.

Ogni anno, il 14 ottobre, si celebra la Giornata Internazionale dei Rifiuti Elettronici. Questo evento di sensibilizzazione, avviato dal WEEE Forum e dai suoi membri, mira a sottolineare l’importanza della gestione formale e responsabile dei rifiuti elettronici, e le soluzioni disponibili per ogni cittadino all’interno della propria comunità.

Nel 2022 generati a livello globale 62 miliardi di kg di RAEE

L’ultimo rapporto globale sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche dell’ONU riporta che nel 2022 sono stati generati a livello globale 62 miliardi di kg di rifiuti elettronici.
In pratica, l’equivalente di circa 1,55 milioni di camion carichi di rifiuti elettronici allineati lungo l’equatore terrestre.

Il rapporto prevede che la quantità di rifiuti elettronici salirà a 82 miliardi di kg entro il 2030, mentre attualmente la crescita dei rifiuti elettronici avviene a un ritmo cinque volte più veloce rispetto ai tassi di raccolta del riciclo formale dal 2010.

Nel 2024 in Italia raccolte 10mila tonnellate di R4

Ecolight è il consorzio che rappresenta produttori, importatori e distributori di apparecchi elettrici ed elettronici (AEE).
Nei primi otto mesi del 2024, la raccolta di RAEE R4 da parte di Ecolight è aumentata del 2%, raggiungendo quasi 10mila tonnellate. A livello nazionale, il totale ha superato le 53.800 tonnellate.

Ecolight ha redatto una guida pratica per il corretto conferimento dei RAEE, con particolare attenzione ai dispositivi appartenenti al raggruppamento R4.
Si tratta di cinque semplici passi per smaltire correttamente i rifiuti elettronici.
Anzitutto, è bene ricordare che gli apparecchi elettronici R4 sono considerati rifiuti speciali e non devono essere gettati nei rifiuti indifferenziati. È fondamentale portarli ai centri di raccolta autorizzati.

Se funziona ancora perché non considerare riparazione o riutilizzo?

Informarsi sui centri di raccolta RAEE nel proprio comune è essenziale per garantire il corretto smaltimento. Oppure, optare per il ritiro presso i negozi. I rivenditori sono obbligati a ritirare gratuitamente il vecchio apparecchio al momento dell’acquisto di un dispositivo equivalente, facilitando così il processo di smaltimento.

Dove possibile, rimuovere le batterie. Prima di smaltire il dispositivo è infatti consigliabile rimuovere le batterie e smaltirle negli appositi contenitori dedicati, in quanto richiedono un trattamento separato.
L’ultimo consiglio è quello di considerare la riparazione o il riutilizzo dell’apparecchio. Se un dispositivo è ancora funzionante, sarebbe opportuno valutare la riparazione o la donazione anziché buttarlo.

Superbonus, qual è stato il suo effetto sui conti pubblici?

Grazie alle restrizioni legislative introdotte negli ultimi due anni, l’impatto negativo del Super Ecobonus 110% sulle finanze pubbliche sembra ormai quasi del tutto attenuato. Tuttavia, dalla sua attivazione fino al 31 agosto scorso, i costi complessivi sostenuti dallo Stato hanno raggiunto la cifra impressionante di 123 miliardi di euro.

Questo incentivo ha interessato circa 500mila immobili, una piccola percentuale rispetto al totale degli edifici residenziali in Italia, che sono circa 12,2 milioni. In pratica, solo il 4% degli immobili ad uso abitativo ha beneficiato del Superbonus.

Critiche sui costi e l’efficacia

In un momento in cui si richiedono sacrifici a tutti i cittadini con la nuova legge di bilancio, la Cgia di Mestre sottolinea come sia discutibile aver speso oltre sei punti percentuali di PIL per migliorare l’efficienza energetica di una quantità così esigua di abitazioni.

Secondo l’analisi della Confederazione degli artigiani, il Superbonus ha finito per avvantaggiare in modo sproporzionato i proprietari di immobili con redditi elevati, trascurando le famiglie meno abbienti, che spesso vivono in edifici meno efficienti dal punto di vista energetico.

Dubbi sui risultati ambientali

Nonostante l’obiettivo principale del Superbonus fosse migliorare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni, i risultati ottenuti sono stati modesti. Secondo alcune valutazioni, l’impatto positivo sul taglio delle emissioni di CO2 sarebbe limitato, e potrebbe essere necessario quasi un quarantennio per compensare i costi finanziari sostenuti.

Inoltre, esperti internazionali suggeriscono che si sarebbero potuti ottenere risultati migliori incentivando l’elettrificazione dei sistemi di riscaldamento e cottura, preferendo tecnologie più efficienti come le pompe di calore e le piastre a induzione.

Il potenziale non sfruttato per l’edilizia pubblica

Secondo la Cgia di Mestre, anziché investire quasi esclusivamente nell’edilizia privata, lo Stato avrebbe potuto utilizzare le risorse del Superbonus per costruire nuovi alloggi pubblici.

Con i 123 miliardi di euro stanziati, si sarebbero potuti realizzare fino a 1,2 milioni di nuove abitazioni sociali, con un impatto significativo anche dal punto di vista della giustizia sociale.

Dati regionali e costi medi

A livello regionale, il Veneto è in testa per numero di interventi legati al Superbonus, seguito da Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Il costo medio per intervento in Italia è stato di circa 247.800 euro per edificio, con picchi superiori ai 400mila euro in alcune regioni come la Valle d’Aosta.

X cambia le regole: gli utenti bloccati potranno vedere i post: “tanto è inutile”

La notizia ha scatenato una ondata di preoccupazione tra gli utenti di X, in particolare, tra coloro che utilizzano la funzione di blocco per proteggersi da molestie, stalking e altre forme di abuso online.
Elon Musk, proprietario di X (in precedenza Twitter), ha annunciato la sua intenzione di modificare la funzionalità di blocco degli utenti sulla piattaforma.

Secondo le nuove regole del social, gli utenti bloccati potranno ancora visualizzare i profili di chi li ha bloccati, anche se non potranno interagire con loro in alcun modo.
Musk sostiene che il cambiamento è motivato dal fatto che gli utenti bloccati possono comunque visualizzare i post di chi li ha bloccati: basta infatti che effettuino il logout, ovvero, che si disconnettano, o che utilizzino un altro account per accedere.

La preoccupazione degli utenti per le implicazioni sulla privacy

Pertanto, secondo Elon Musk, la funzione di blocco attuale è del tutto inutile, e non è efficace nel proteggere gli utenti dalle molestie.
Tuttavia, molti utenti hanno espresso una certa apprensione per le potenziali implicazioni sulla privacy di questo cambiamento.

La possibilità che gli stalker possano continuare a visualizzare i profili delle loro vittime, anche dopo essere stati bloccati, potrebbe rendere X un ambiente più ostile e pericoloso.
E sono in molti a temere che la rimozione del blocco possa rendere X un terreno fertile per comportamenti tossici e indesiderati.

Solo l’ultimo di una serie di cambiamenti controversi 

Ma questo è solo l’ultimo di una serie di cambiamenti controversi che Musk ha apportato al social network da quando l’ha acquisita, a ottobre del 2022, riferisce Adnkronos. Tra questi c’è anche lo stravolgimento del nome originale, Twitter.

Uno dei suoi primi interventi, oltre a riammettere Donald Trump nella piattaforma, è stato infatti il ripristino di migliaia di account precedentemente bannati, tra cui quelli di attivisti di estrema destra e suprematisti bianchi, come ad esempio, Andrew Anglin, fondatore di The Daily Stormer.

La nuova modifica arriva a due anni dalla acquisizione

La nuova modifica era stata proposta da Elon Musk già nell’agosto del 2023. Secondo quanto riporta il sito The Verge, la nuova modifica mira a rendere più trasparente l’esperienza degli iscritti, consentendo di ‘identificare e segnalare qualsiasi potenziale contenuto negativo’.

In ogni caso, riporta Ansa, anche se la rimozione del blocco consentirebbe ai bannati di continuare a visualizzare i post dei profili che hanno deciso di censurarli, non potranno comunque né commentare né mettere mi piace o condividere i contenuti.